Visualizzazione post con etichetta 4. SG-I-3. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 4. SG-I-3. Mostra tutti i post

14 mag 2012

4.1.3.3 Siegfried, Atto I, Scena III - Mime e Siegfried - sogni di gloria.


L’acciaio è ormai liquefatto e Siegfried ancora invoca il nome dell’invidiabile spada: “Nothung! Nothung! Neidlisches Schwert!” sempre sull’ottava discendente FA-FA seguita dal ritorno sulla tonica RE. La polvere del tuo acciao è fusa, aggiunge, mentre contemporaneamente Mime, in disparte e sempre fregandosi le mani, comincia addirittura a sfottere (“ti paio uno sciocco, eh?”) il Viandante – il cui tema balena nei fiati - che gli aveva pronosticato disgrazie! Ora Siegfried prosegue “Im eignen Schweisse schwimmst du nun“ – Nel tuo stesso sudore ecco, tu nuoti – ripetendo il motivo del primo verso della sua precedente canzone (“Zu Spreu nun schuf ich die scharfe Pracht”), accompagnato dal motivo discendente della stessa, in fagotti ed archi bassi, e da quello comparso all’inizio dell’ultima strofa sul verso “Des Baumes Kohle”, nei corni. Detto ciò, versa l’acciaio fuso dal crogiolo in una forma che modellerà la nuova Nothung.

Accucciato in disparte, mentre il tema nibelungico fa capolino nei corni, Mime contemporaneamente continua il suo sfottò verso il Viandante: “Come ti piace ora la mia fine arguzia? Mi son ben trovato rimedio e riposo?”   

Il tema ampliato della spada (è stato anche etichettato come tema del Custode della spada, quello che dopo aver raggiunto la mediante fa ancora un salto sulla soprastante dominante) esplode in RE maggiore in trombe e tromboni, mentre Siegfried grida, salendo a sua volta fino al LA acuto: “Bald schwing' ich dich als mein Schwert!” - Presto ti brandirò quale mio brando! – dando così luogo al completamento della fase di fusione della spada: il primo raffreddamento in acqua per consolidarne la forma e temprarne l’acciaio. Semicrome e poi crome in tremolo negli archi e poderosi accordi discendenti nei fiati ci danno precisamente l’idea del vapore e dei sibili provocati dal tuffo della forma incandescente nel secchio d’acqua; Siegfried commenta: un flutto di fuoco è calato nell’acqua, dalla quale esce rabbiosa collera! Lo canta  accompagnato da crome discendenti nei fiati e violini, contrappuntate da altrettante crome ascendenti negli archi bassi, che provocano propriamente un’atmosfera di vortice, di movimenti opposti, della forma che scende nell’acqua e del vapore che ne sale gorgogliando.

La forma progressivamente si raffredda, l’orchestra smorza le sue sonorità, mentre Siegfried poeticamente descrive ciò che è appena accaduto: l’acciaio che è scorso nell’acqua, offendendola, ora è fermo e indurito. Trombe e tromboni accennano una fanfara, che si farà largo fra poco, anticipando il tema etichettato della Gioia di vincere (di Siegfried, ovviamente): croma seguita da terzina di semicrome. E sull’apparire del nuovo tema, dapprima esposto in LA maggiore da trombe e tromboni, sulle parole “ma un caldo sangue presto ne fluirà!“ ecco il tema della spada, in RE maggiore salire nei fiati e poi incupirsi sulla sensibile DO#, mentre torna il motivo della chiusa delle tre strofe della fusione, poiché ora Siegfried, infilata la forma fra le braci, ricomincia ad azionare il mantice.

Mime, sempre più ringalluzzito, comincia ad armeggiare con vasi, erbe e pignatte, per preparare il narcotico con cui ha progettato di far secco il ragazzo, a tempo debito. Siegfried invece procede imperterrito nel suo lavoro: “Ed ora ancora una volta suda, ch'io ti tempri” canta sull’incipt della sua canzone che accompagnava la fusione dell’acciaio. E chiude con l’ennesima invocazione “Nothung, neidliches Schwert!”, questa volta in RE maggiore.

Il tema della sua gioia risuona ora in questa tonalità (su cui si chiuderà l’atto) con i caratteristici salti tonica-dominante seguiti da una scaletta saltellante ascendente, che ben rappresenta il suo stato d’animo esaltato. Ed ha anche tempo, il ragazzo, di osservare le mosse del nano e di commentarle: che fa quell’imbranato? mentre io sciolgo l’acciaio, lui cuoce qualche intruglio? E qui Wagner ci stupisce ancora per la straordinaria maestrìa con cui dipinge il nano, che è allegro come Siegfried (per i turpi motivi che sappiamo). Ed ecco che la sua risposta, come sempre untuosa e ipocrita (“visto che il maestro è stato soppiantato dall’apprendista, non può che fargli da cuoco…”) è sostenuta in orchestra dallo stesso tema della gioia di Siegfried, ma tutto storpiato e imbruttito (sul tempo mutato a 2/4) come si addice a quel fetentissimo essere!

Il tempo torna a 3/4 mentre Siegfried continua a commentare fra sé l’incapacità e la stupidità del tutore: quel ciabattone che si credeva artista (e il tema dei Nibelunghi mugugna ancora in oboi e viole) e a cui ho distrutto tutte le spade, adesso si è riconvertito in cuoco! Ma di certo le sue brodaglie nemmeno le assaggerò(1).      

Adesso scale discendenti nei fiati sottolineano l’estrazione della forma dalla brace e poi la fanfara della sua Gioia accompagna Siegfried che, liberato l’acciaio dalla forma, si appresta alla fase finale del processo di ricostruzione della spada, ancora disprezzando fra sé il nano che vorrebbe insegnargli la paura.

Il tempo cambia a 4/4 e inizia la nuova canzone con cui Siegfried accompagna la sua opera di modellazione della spada, con incudine e martello. E veri e propri colpi di martello accompagnano il suo canto: di norma, colpo fortissimo sul primo tempo della battuta, colpi meno forti, o deboli sugli altri(2). La tonalità oscilla fra FA maggiore e RE minore. Questa specie di aria è suddivisa in due parti quasi identiche, ciascuna seguita da un’esternazione di Mime.

E ciascuna delle due parti ha una ben precisa struttura: le esclamazioni Hoho! Hoho! Hohei! seguite dall’invocazione “Schmiede, mein Hammer, ein hartes Schwert!“ e da altre esclamazioni Hoho! Hahei! Hoho! Hahei! Seguono poi sei versi e una nuova esclamazione Heiaho, haha, haheiaha! Quindi altri sei versi e l’esclamazione conclusiva Heiaho! Heiaho! Heiahohohohoho! Hahei! Hahei! Hahei! Queste esclamazioni (sono leggerissimamente variate fra la prima e la seconda apparizione) con cui il ragazzo accompagna la sua fatica sono dagli archi spalleggiate con figurazioni che mirabilmente richiamano l’alzarsi e l’abbassarsi del martello sulla lama posata sull’incudine: croma, quartina ascendente di biscrome e poi sei crome in staccato su intervalli discendenti (terza, quarta e quinta) per ogni battuta.     

Nella prima delle due strofe Siegfried parla alla spada, rifacendone la storia: da quando il suo colore azzurro venne coperto dal rosso del sangue, ad ora che il fuoco l’ha ancora arrossata per renderla malleabile al martello. Nella seconda il ragazzo si compiace del lavoro di forgiatura e chiede alla spada di abbandonare il rosso pudore per divenire fredda e dura. La strofa si chiude con le allegre scalette ascendenti negli strumentini e un’apparizione del tema ampliato della spada, “temprato” anche lui(3), in DO maggiore!

Mime ora fa la sua prima esternazione, mentre gli archi continuano a sottolineare il lavoro di Siegfried: lui costruisce la spada che abbatterà Fafner, ma io ho preparato un intruglio ingannevole che farà secco lui… Vittoria e bottino saranno miei! Ma il cupo cromatismo che accompagna il suo canto ne svela tutta la falsità e la malafede. E tanto per dire della meticolosità con cui Wagner tratta questo intervento: siccome ore è Mime in primo piano, ecco che i colpi di martello di Siegfried li sentiamo sullo sfondo, con intensità ridotta!  

Ora arriva la seconda strofa di Siegfried. La melodia non è diversa dalla prima, ma l’accompagnamento dell’orchestra è assai più robusto: dopo un inizio, per così dire, timido, adesso il ragazzo batte forsennatamente il suo martello sull’acciaio, che pian piano si sta indurendo e richiede quindi più forza nei colpi! Poi lo immerge nuovamente nel secchio d’acqua e ride al sentire i vapori che ne escono, accompagnato dalla fanfara e dal motivo ascendente della sua Gioia.
  
Ora il tempo passa subitaneamente a 6/8, e alla tonalità distante di LA maggiore: è Mime che già pregusta il trionfo! L’anello che il fratello foggiò sarà mio, e a me dovranno tutti obbedire e me tutti fare ricco! In sottofondo udiamo ancora il martelletto di Siegfried che dà gli ultimi ritocchi alla Nothung. Ma su quale ritmo? Ebbene, contrappuntato dalla scaletta ascendente del tema della Gioia di Siegfried, su quello dei Nibelunghi! (Solo Sigmund Freud spiegherà, anni e anni più tardi, un fenomeno del genere!) Si torna a RE minore sulla chiusa della farneticante esternazione del nano, quasi lui stesso incredulo rispetto alla (fallace!) prospettiva che la sua stupidità gli ha costruito.

Adesso le voci di Siegfried e Mime si alternano in una specie di stupefacente botta-e-risposta. O meglio, sono le rispettive emozioni che si intrecciano e che Wagner mirabilmente ci descrive in musica. Prima è Siegfried, che ha appena finito di fissare all’elsa la lama della Nothung, e che adesso impugna, ancora invocandola con l’ottava discendente (FA-FA) Nothung, Nothung, neidlisches Schwert! Dopo l’appogio sul RE (minore) si sale per un momento al FA maggiore, sulle sue parole “Jetzt haftest du wieder im Heft”, di nuovo sei fissata nell’elsa.

Mime interviene, con le sue certezze; sempre sulla scaletta ascendente storpiata della Gioia di Siegfried esclama: adesso non dovrai più faticare! Siegfried ancora (sul RE minore): eri spezzata in due, ma ora ti ho nuovamente forgiata e nessun colpo ti potrà infrangere! (passaggio a RE maggiore). E Mime, sempre accompagnato dalla Gioia del ragazzo: gli altri mi daranno il tesoro eterno.

Siegfried: al padre l’acciaio fu spezzato, il figlio lo ha ricostruito ed ora la sua lama tagliente gli sorride (si ripassa a FA maggiore). E Mime esplode: Mime, l’audace, Mime diventa Re, principe degli elfi, signore del mondo! Il tema della Gioia sale al LA, dominante del RE maggiore (che ora si instaura stabilmente fino alla fine) su cui Siegfried grida per l’ultima volta il suo saluto alla spada, una terza al di sopra rispetto alle invocazioni precedenti (LA-LA): Nothung, Nothung, neidlisches Schwert! Il tema della spada esplode nella tromba, mentre Siegfried esclama: come giacevi morta, in frantumi… ma adesso, attenzione! il tempo subitaneamente passa a 3/4, sulle parole di Siegfried: ora riluci augusta e baldanzosa!

Ma Mime approfitta dell’atmosfera di giubilo per urlare: “Hei, Mime! Wie glückte dir das!”, guarda come ti è andata bene! Ancora Siegfried: ai ladroni mostra il tuo fulgore… e Mime: chi l’avrebbe mai detto? Siegfried: colpisci i falsi, uccidi i traditori!

Ed ora il momento culminante: guarda Mime, o fabbro (dei miei stivali, verrebbe da pensare!) come taglia la spada di Siegfried! È il tema del lavoro (qui semiminima, semiminima puntata e semicroma) a farsi largo, mentre Siegfried cala il fendente sull’incudine, che si apre come una zucca!(4) mentre Mime casca per terra come un sacco di patate.   

Il più rapido possibile annota Wagner in partitura per le ultime 31 battute dell’atto primo. Sono i temi del lavoro e del grido di Siegfried a contrappuntarsi in questo orgiastico finale, chiuso da tre perentori accordi di RE maggiore.
___
Note:
1. E Siegfried infatti si guarderà bene dal farlo, quando Mime, nel secondo atto, proverà a buggerarlo.
2.  A Bayreuth Wagner chiedeva di tenere in questo brano proprio una ritmica ferrosa!
3. Tratteremo fra poco (nel terzo atto, al momento dell’incontro fra Siegfried e Wotan) gli aspetti peculiari del rapporto fra la Nothung e la lancia del dio.
4. Anche questo particolare viene dalle saghe, dove Sigurd infrange sull’incudine due spade “farlocche” costruite da Regin, e poi spacca in due la medesima incudine con la Gram, forgiata sempre da Regin, ma a partire dai frammenti del brando di Sigmund.   

11 apr 2012

4.1.3.2 Siegfried, Atto I, Scena III - Mime e Siegfried - la nuova Nothung.


Siegfried (è pur sempre un sempliciotto e, pur disprezzandolo cordialmente, è sempre pronto ad abboccare all'amo di Mime) è inebriato dalla prospettiva di provare questo nuovo piacere, chiamato paura: e lo canta ("sehnend verlangt mich's der Lust!" di codesto piacer mi strugge il desiderio) quasi anticipando l'atmosfera della foresta del second'atto, con una stupenda frase musicale, in SI maggiore, che sale dalla dominante FA# alla mediante RE#, quindi si attarda su MI-RE#-DO# per poi spiccare il volo verso la sesta (SOL#) e finalmente appoggiarsi alla dominante FA#. Ma tosto la musica si riporta al mesto, poiché il ragazzo si domanda come farà quell'incapace di Mime ad istruirlo.

E il nano prontamente gli notifica di aver sotto mano un metodo didattico infallibile: condurre Siegfried a Neidhöhle e metterlo in contatto con tale Fafner, un tipo che ha già sbranato molti curiosi! Il risultato è garantito. Si noti ancora qui come il tema del sonno (che per Mime in realtà rappresenta l'incubo=paura) accompagni il canto del nano sempre in forme storpiate, mentre supporti quello di Siegfried nella sua forma più pura.

Bene, esclama il ragazzo, allora portami laggiù, e poi, imparata questa benedetta paura, me andrò via nel grande mondo. Quindi dammi la spada che mi hai promesso! E il tema dell'esuberanza imperversa, mentre Mime non sa come giustificarsi per non aver adempiuto la promessa. E sapendo anche che solo chi non conosce paura potrà riuscire nell'impresa. 

Siegfried non ne può più di tutto questo tergiversare: in malora il ciabattone, a me i pezzi della spada! E il tema della spada ricompare qui in trombe e tromboni (DO maggiore) nella stessa forma ampliata (e in 6/8) con cui l'avevamo udito (là in SIb) nel preciso momento in cui Mime ne aveva mostrato per la prima volta i frammenti a Siegfried. Il cui tema incalzante del grido precede quello (adesso) canonico della spada, che il ragazzo si appresta personalmente a ricostruire(1)!

Il processo di ricondizionamento della spada è scomponibile musicalmente - così come tecnologicamente – in tre macro-fasi(2): dapprima l'accensione del fuoco della fornace e lo sbriciolamento dell'acciaio dei frammenti, tramite limatura e raspatura, che avviene su un tempo prevalente di 6/8; poi la fusione della polvere d'acciaio in crogiolo (con grande uso del mantice per alimentare il fuoco della fornace), la colata dell'acciaio fuso nella forma e il raffreddamento in acqua (tempo 3/4) e da ultimo la modellazione di fino della spada e il montaggio dell'elsa, con forgia, martello e incudine (tempo 4/4, poi 2/4). Magistrale è il trattamento che Wagner fa, in parallelo con quelli di Siegfried, dei movimenti (e interventi o pensieri, o macchinazioni) di Mime, il quale passerà pian piano dallo sconforto più nero alla vanesia felicità della prospettiva di mettere nel sacco il mondo intiero (Wotan, Alberich, Fafner e Siegfried!) e diventarne quindi il padrone. 

L'inizio della prima fase del processo vede l'ingresso, negli archi, di un nuovo tema, in 6/8, costruito con croma, croma puntata e semicroma e intervalli di quinta aumentata ascendente seguita da una terza giusta discendente. La cellula si ripete ogni volta salendo di un semitono, e dà proprio l'impressione di una frenetica quanto incessante attività dei magli in una fucina; qui in realtà rappresenta il lavoro (da cui il nome del tema): è Siegfried che sta preparando la sua strepitosa impresa tecnologica. 

Mime, che ha appena finito di ammettere la propria impotenza e incapacità di rimettere in sesto la spada, ha adesso la faccia tosta – minuziosamente sottolineata da oboi e corni con un frammento del tema nibelungico! - di rimproverare a Siegfried la sua scarsa propensione all'apprendimento dell'arte di forgiare metalli(3) e il ragazzo giustamente lo rimbecca, con stringente quanto elementare logica: se il maestro è un incapace, cosa mai avrebbe potuto insegnare all'allievo? Togliti di mezzo, se non vuoi finire anche tu al forno! E il tema del suo grido risuona prima negli archi e poi nei fiati, mentre il ragazzo ammucchia legna e carbone nel forno, come ci sottolinea il tema del lavoro, che riprende incessante negli archi.

Mime osserva - fra l'impaurito, lo scettico e l'interessato(4) - il ragazzo che comincia a limare i pezzi della spada, per ridurli in polvere d'acciaio. Stupito, cerca di suggerirgli la sua vecchia tecnologia (una rozza saldatura fatta con pasta-salda, che a poco servirebbe) e Siegfried lo manda al diavolo, col trillo degli strumentini sul verso "mit Pappe back'ich kein Schwert!" - con la pappa non cuocio una spada - che ha proprio l'aria di una pernacchia!

Ancora Mime si lamenta, mentre sono sempre gli archi a ritmare il tema del lavoro: così mi distruggi la lima e la raspa, come pensi di tritare l'acciaio? E, mentre il tema del lavoro passa dagli archi ai fiati, Siegfried conferma le sue intenzioni: ridurre in polvere i frammenti della spada. Il suo grido risuona ancora trionfante nell'intera orchestra, che poi riprende negli archi, ora accompagnati da una scala cromatica discendente in tremolo dei fiati, il tema del lavoro. 

Il povero Mime è letteralmente allibito. Mentre spezzoni del tema del lavoro e di quello del grido di Siegfried risuonano in orchestra, il nano comincia a rendersi conto che lo sciocco ragazzo potrebbe anche farcela, come il Viandante aveva profetizzato. Siegfried nel frattempo ha attizzato un gran fuoco, e il tema dell'Incantesimo ce lo comunica, comparendo in 6 battute, prima nei flauti e poi nell'ottavino. 

Il nano non crede ai suoi occhi(5) (canta "und hab' nicht so was geseh'n!", mai ho visto qualcosa di simile, arrivando a toccare il SI acuto) e il tema del grido viene ripetuto dagli archi e sottolineato – col solo incipit, che richiama quello del lavoro – dai corni, mentre Siegfried finisce di ridurre in limatura i frammenti della spada.

Sul ritorno del tema del lavoro, negli archi, adesso Mime si mette in disparte e comincia (a modo suo, visto che udiamo nel corno inglese il tema della sua furbizia!) a ragionare. Ha intuito che Siegfried sta per riuscire nell'impresa, il che per lui significa – hai detto nulla! - la perdita della testa! A meno che Fafner non insegni la paura all'audace ragazzo (il cui tema sottolinea le parole di Mime). Sì, ma se ciò accadesse, come potrebbe poi Siegfried ammazzare il drago (il cui tema i fagotti continuano a brontolare!) e procurargli l'anello (il cui motivo balena invece nei clarinetti e poi rimugina negli altri strumentini)? Insomma, un rompicapo (Wagner usa il termine morsa) apparentemente insolubile… a meno di non inventare qualcosa di furbo per mettere nel sacco quell'impavido!

Il quale ha nel frattempo completamente ridotto in briciole l'acciaio della spada e lo ha versato in un crogiolo che mette sulle braci, nel forno, per la fusione. Come si chiamava la spada di mio padre? chiede al nano (mentre il tempo cambia da 6/8 a 2/2). La tromba ne espone a piena voce il tema, prima che Mime risponda: Nothung (FA-FA, un'ottava discendente(6)) così si chiamava l'invidiabile ferro, come mi rivelò tua madre.

Inizia ora la seconda fase del processo, e il tempo muta a 3/4 (una passacaglia!) in RE minore, con i fiati che mirabilmente (minima - croma puntata) evocano le compressioni-espansioni del mantice azionato da Siegfried. Il quale, sulla quinta soffiata di mantice, esplode a sua volta il nome della spada chiedendosi perché una volta si era dovuta infrangere. L'emozione che ci prende nel riudire, dopo tempo immemorabile, quello stesso nome - Nothung! - e quello stesso canto (FA-FA) intonato una volta dal padre di Siegfried, è una delle più alte di tutta la Tetralogia, e forse di tutto il teatro musicale!

La sottofase di fusione è articolata in tre strofe musicali – quasi una vera e propria aria!(7) - che si ripetono (sia pure con continue variazioni e accrescimenti) così strutturate: esposizione, ritornello e coda. La prima è la più breve, constando di soli tre versi: su un accompagnamento orchestrale piuttosto smagrito, sale da dominante LA a tonica RE ("Zu Spreu nun") e poi ridiscende per toni interi alla dominante ("schuf ich die scharfe Pracht,"), quindi ancora da dominante a tonica e discesa di un'ottava ("im Tiegel"), infine ("brat' ich die Späne.") risalita da dominante a tonica sulla scala maggiore e discesa alla tonica sottostante. Il ritornello, caratterizzato da interventi in trillo degli strumentini, dal motivo del lavoro nei fagotti e da veloci biscrome ascendenti dei violini, è formato dalle esclamazioni "Hoho! Hoho-Hohei! Hohei-Hoho!" che si muovono da dominante a sopratonica e chiudono sulla dominante superiore (LA). La coda, sui versi "Blase, Balg! Blase die Glut!" (è il mantice che soffia sul fuoco) scende per due volte da sottodominante a dominante, con i corni e i fagotti ad accompagnarla con crome discendenti e poi ancora con i corni a suggellarla con tre poderose discese (semiminima puntata seguita da tre crome) che dalla tonica portano alla sottostante dominante.

La seconda strofa ripete inizialmente la prima ("Wild im Walde wuchs ein Baum,") poi la varia, poiché dalla dominante LA sale alla sopratonica MI ("den hab' ich im Forst gefällt:"); qui la frase si allunga, rispetto alla prima strofa, con un passaggio ("die braune Esche 
brannt' ich zur Kohl',") che dalla settima (scala minore) sale alla terza minore (FA) e poi, sulla parola Esche cade al MIb e da qui - con effetto straniante - sulla sensibile maggiore (DO#) per poi tornare alla tonica RE. Da qui ("auf dem Herd nun liegt sie gehäuft.") sale da tonica a mediante, poi scende da sopratonica a dominante e infine risale, sulla scala maggiore, alla tonica RE. Il ritornello – con gli Hoho Hohei – è identico al precedente nel testo e quasi identico nella musica, come pure la coda, che presenta in più le strette figurazioni degli strumentini.

La terza ed ultima strofa apporta ulteriori piccole variazioni melodiche rispetto alla seconda, già dai primi versi ("Des Baumes Kohle, wie brennt sie kühn;") con la caratteristica figurazione croma puntata – semicroma – semiminima puntata che dà un tocco di verve al canto di Siegfried (la risentiremo molto più avanti…): si parte e si arriva sempre sulla dominante LA, con tre picchi della citata figurazione (su Baumes, Kohle e brennt) che toccano rispettivamente la mediante, sopratonica e tonica. Poi il procedimento si inverte ("wie glüht sie hell und hehr!") salendo da dominante a sopratonica; quindi ("In springenden Funken sprühet sie auf:") si sale con una terzina fino alla dominante, per poi calare sul MIb (come in precedenza) e da qui salire alla mediante FA. Adesso c'è un'interpolazione del grido "Hohei! Hoho! Hohei!" che saltella su alla dominante e poi scende di un'ottava: quindi la strofa chiude con "Zerschmilzt mir des Stahles Spreu." con il solito motivo che va da tonica a mediante, scende alla dominante e risale per scala maggiore al RE. Ancora il ritornello – con gli Hoho Hohei – praticamente identico alle precedenti apparizioni, seguito dalla coda, che questa volta, sul verso finale "Blase die Glut!" invece di scendere da sottodominante a dominante, scende con perfetta cadenza dalla dominante e si appoggia sulla tonica RE, chiudendo, per così dire, questa sottofase del processo.

Ora l'obiettivo del regista – potremmo dire – si sposta di lato per scoprire che sta facendo Mime. Mentre l'accompagnamento orchestrale si smagrisce assai, riducendosi a crome discendenti delle viole e degli archi bassi, il nano si è ormai reso conto che Siegfried riuscirà a temprare la spada e ad uccidere il drago. Ma come mi guadagnerò la partita, si domanda, mentre spezzoni del motivo dell'anello vagano nei legni. Poi, con i secondi violini che espongono la forma compiuta del tema nibelungico, il rincuorato Mime comincia a progettare il suo machiavellico piano. Mentre anche i corni sparano il tema nibelungico e si ode ancora il grido Hoho! Hoho! Hoho-Hohei! Hohei! di Siegfried che tira il mantice, il nano sciorina il suo programma: dopo che avrà lottato per uccidere il drago (di cui trombone contrabbasso e tuba rimuginano il tema) il ragazzo sarà stanco morto; io lo ristorerò con una bevanda narcotizzante (tema della magìa del sonno) e lo farò secco con la spada che lui si sta riforgiando (il tema della spada emerge nella tromba, contrappuntato da quello dell'astuzia di Mime!) 

L'anello e il tesoro saranno miei! E come si frega le mani, il bieco individuo!
___
Note:
1. Come già anticipato, in entrambe le Edda è Regin che forgia per Sigurd la spada Gram con cui abbattere Fafnir. Wagner invece vuole mettere in risalto la superiorità tecnica, oltre che psicologica, di Siegfried sul meschino Mime e creare i presupposti logici, filosofici e… tecnologici del successivo prevalere della nuova Nothung sulla lancia di Wotan. Sul piano strettamente musicale poi, Wagner ha qui modo di costruire un finale d'atto strepitoso quanto pochi altri. 
2. Wagner doveva essere informato di quanto avveniva nell'industria siderurgica dei suoi tempi.
3. Il particolare viene dalla già ricordata Thiðrekssaga, dove si narra del un fabbro Mimir che cerca invano di istruire Sigurd nella professione, ma il ragazzo si mostra svogliato al punto tale che Mimir decide di ucciderlo…
4. Mime ancora non ha ben chiaro un piano per risolvere i suoi problemi. Non riesce tuttora ad immaginare come Siegfried possa riuscire a rimettere in sesto la Nothung. Quando se ne renderà conto, comincerà seriamente ad architettare il suo criminale disegno.
5. Sta assistendo - e noi con lui – ad un'autentica rivoluzione tecnologica, quella che oggi si definirebbe un breakthrough nei processi di produzione siderurgica.
6. Curiosamente Wagner fa cantare a Mime il nome della spada sulle stesse note usate da Siegmund nella Walküre, e che riudiremo subito dopo in bocca a Siegfried.
7. Benedette queste libertà che Wagner si è preso, derogando dalle stesse regole musicali auto-impostesi!

5 apr 2012

4.1.3.1 Siegfried, Atto I, Scena III - Mime e Siegfried - la paura.


La situazione in cui Mime si è venuto a trovare dopo l'incontro con il Viandante sembra proprio senza via d'uscita(1), tanto che il nano adesso ha addirittura le allucinazioni: e le 46 battute (in 2/4) che aprono la scena ne sono la straordinaria rappresentazione. Sono anche un fulgido esempio di quell'arte della transizione di cui Wagner a buona ragione si vantava di essere (diventato) maestro.

Le prime 42 (da eseguire Dreitaktig, a gruppi di tre) sono aperte da un tremolo sinistro, emesso dai violini (primi e secondi, meticolosamente suddivisi da Wagner in tre sezioni, addirittura con indicazione delle sedie degli strumentisti) che ricorda chiaramente Loge e le sue fiamme, mentre dal basso-tuba si fanno largo i lugubri accenti del pachidermico movimento del drago! Arrivano ora le note dell'Incantesimo del fuoco: è la luce del sole che arriva agli occhi di Mime penetrando attraverso le fronde tremolanti del bosco e si trasforma – per la sua psiche turbata – nell'immagine di lingue di fuoco paurose e sinistre (Verfluchtes Licht! Maledetta luce, su un tritono ascendente, DO-FA#). 

Sui 17 versi del suo delirio, Mime più che suoni emette imprecazioni, atterrite esclamazioni, paurose domande, proprio tipiche di un allucinato, mentre note e armonie discendenti e ondeggianti ci ricordano la magìa del sonno e gli incubi che lo popolano, sempre con le biscrome tremolanti dei violini e infine anche delle viole a sottolineare lo stato di disperata agitazione da cui il nano è ormai totalmente invaso. Alla tuba si aggiungono il contrabbasso-tuba e poi il trombone-contrabbasso ad amplificare il tema del drago: ed è proprio Fafner che crede di vedere, il povero Mime, l'enorme mostro con le sue spaventose fauci che si avvicinano ed ormai incombono su di lui. Le ultime 4 delle 46 misure sottolineano (Faf-ner! Faaaf-ner! LAb-DO discendente) l'urlo strozzato del nano che si accascia cercando un nascondiglio dietro la grande incudine, mentre il tema della Spada, in DO minore, lo richiama da lontano ai suoi... doveri. 

E introduce il brusco e miracoloso passaggio dall'atmosfera della più tetra disperazione di Mime a quella dell'allegria più sfrenata e parecchio scapestrata di Siegfried. Sì, perché è il ragazzo che, dopo aver scorrazzato nel bosco, fa adesso una nuova irruzione in casa, preceduto ed accompagnato dal tema del suo desiderio di viaggiare e poi da quello della libertà. Temi quanto mai appropriati nella circostanza, chè lui è tornato solo per ritirare l'oggetto che aveva ordinato a Mime di preparargli – la Nothung – con il proposito poi di scapparsene via, lontano da quello squallido tugurio e soprattutto da quello squallido individuo.

Allora, poltrone, a che punto sei con la spada? sbotta il ragazzo, supportato dal tema della sua esuberanza, negli archi. Mime sbuca timoroso da dietro l'incudine, chiedendo a Siegfried se sia arrivato da solo: notare qui come i fagotti - sul tremolo rabbrividente degli archi - ancora stiano rimuginando il tema del drago! Il ragazzo insiste, vuol sapere della spada, e allora Mime emette degli autentici lamenti (il secondo è sul tema della frustrazione! mentre i fagotti ribadiscono il tema del drago, una vera fissazione nella mente del nano): come posso temprarla? E poi, fra sé, ripete la terribile profezia del Viandante: solo chi non teme la paura (e qui i corni dispiegano in DO maggiore il tema della spada) riforgerà la Nothung. 

Mime è proprio in preda ad una specie di ebete deliquio: non ero abbastanza saggio per un'impresa del genere, lamenta su un tremolo discendente degli archi; e poi, con corno inglese, clarinetti e fagotti che creano un'atmosfera di totale sconforto: dove mai posso trovare consiglio, io che ho scommesso la mia testa e l'ho perduta, ponendola alla mercè di colui che non ha imparato la paura? (uno spezzone del tema di Siegfried, nei corni oltre che nel canto del nano, non ci lascia dubbi in proposito).

A Siegfried che si spazientisce ancor più, con i violini a ribadire il tema della sua esuberanza, e che chiede a Mime se per caso voglia sfuggirgli, il nano risponde che bene potrebbe sfuggire a chi conosce la paura… ma purtroppo ha sbagliato a non insegnargliela. 

Qui il tema minimizzato dei Nibelunghi comincia a riaffiorare, poiché Mime sta pian piano riprendendo spirito e comincia a rimuginare su come uscire da questa disgraziata situazione. Ritorna persino l'ipocrita tema della sua ninna-nanna, quando Mime pare pentirsi di aver cercato di insegnare al ragazzo l'amore, invece della paura.

A Siegfried che ancora lo assilla, il nano rispode di aver passato il tempo a pensare a qualcosa di importante da insegnargli: la paura. E lui l'ha sperimentata per davvero, per poter ora trasmetterla al ragazzo! Perché, senza conoscerla, come può pensare di andarsene per il mondo? Il tema della spada, esposto in forma interrogativa, anticipa la domanda di Mime: a che ti servirebbe la spada, se tu non conoscessi la paura? 

Sono sempre le quartine nibelungiche a dirci che il nano sta lentamente tornando alla… normalità e sta pensando a come salvarsi il capoccione; adesso tocca il tasto sensibile della madre (non per nulla su quelle quartine si innesta il tema dei Wälsi!) inventandosi una balla sesquipedale: averle promesso di non lasciar andare il ragazzo nel mondo periglioso, senza prima avergli insegnato la paura. Se è un'arte (Kunst(2)) perché io non la conosco? Spiegamela, chiede Siegfried, sempre accompagnato dalla sua esuberanza. 

E qui Mime tiene la sua lezione di paura al ragazzo, supportato dalla musica che aveva prima sottolineato la sua autentica, fottuta paura! Il tremolo di viole (divise) e violoncelli ne introduce appropriatamente l'atmosfera, mentre lo scenario usato dal nano per la sua esemplificazione è - naturalmente - il bosco, verso il crepuscolo, nel folto oscuro, quando si cominciano ad udire sussurri e grida. Ora ecco l'irrompere di fiamme sfavillanti (e viole-violoncelli emettono velocissime biscrome ascendenti, à la Loge) a rappresentare il fluttuante tremito e il brivido che percorre le membra. Ora udiamo anche l'incantesimo del fuoco, ma poi troviamo anche il tema del sonno, assai storpiato, proprio a rappresentare un incubo, che culmina in un colossale crescendo, proprio come si addice a quei racconti paurosi che si fanno ai bambini, e che si concludono con uno spaventevole urlo feroce, di quelli che martellano il cuore: per Wagner è un poderoso accordo in fortissimo di tutta l'orchestra. Ad esso segue ancora il tema del sonno, sempre in aspetto sinistro, mentre Mime conclude: se ancora non hai provato nulla di ciò, allora la paura ti è davvero estranea.

Precisamente sull'ultima parola di Mime, prima che Siegfried esponga il suo commento, augurandosi di imparare questo arcano stato dell'animo, il corno solo ci propone ancora il tema del sonno, ma attenzione, qui nella sua dolcissima melodia originale. Le considerazioni del ragazzo, che sembra non veder l'ora di provare queste nuove sensazioni, sono poi sottolineate dal tema dell'Incantesimo del fuoco, proprio come lo avevamo udito nel finale della Walküre. Come spiegare questi accostamenti, apparentemente alieni dal contesto truculento prospettato da Mime? Intanto, perché per Siegfried la paura è in realtà qualcosa di bello ed eccitante da scoprire; ma soprattutto perché la paura lui la conoscerà per la prima volta dopo aver attraversato gioiosamente il fuoco di Loge ed arrivando al cospetto di un essere umano immerso in un sonno dolce e profondo: Brünnhilde!
___
Note:
1. Le due profezie di Wotan sono tali da rovinargli comunque la festa: se Siegfried resta immune dalla paura potrà forgiare Nothung e abbattere Fafner, ma poi potrà disporre della testa del nano! Se invece Mime riuscisse ad insegnare a Siegfried la paura, allora avrebbe salva la testa, ma resterebbe a mani vuote! Mime più tardi, ragionando su questo nodo inestricabile, penserà - povero illuso! - di aver trovato la quadra.
2. L’impiego di questo termine parrebbe qui eccessivo o addirittura inappropriato. Però ci sono esegeti (come Celli) che hanno acutamente osservato come - sul piano squisitamente musicale – la descrizione della paura che Mime farà a Siegfried anticipi nientemeno che il totale cromatico e l’atonalità, quindi il futuro (per qualcuno spaventevole) dell’arte musicale. In sostanza: l’arte della paura e la paura dell’arte!

Powered By Blogger
Helle Flammen scheinen in dem Saal der Götter aufzuschlagen. Als die Götter von den Flammen gänzlich verhüllt sind, fällt der Vorhang.
(Chiare fiamme sembrano prorompere nella sala degli dèi. Come gli dèi sono dalle fiamme totalmente avvolti, cade il sipario.)
(Götterdämmerung – L’ultima immagine del Ring)
*****
fram sé ec lengra um ragna röc (da lontano scorgo il destino degli dèi)
(Edda Poetica – Völuspá - Profezia della Veggente)
*****
orð mér af orði orðs leitaði (parola da parola mi condusse a parole)
(Edda Poetica – Hávamál – Píslir og rúnir, Discorso Runico di Odin)
*****
Il principio degli esseri è l'infinito… in ciò da cui gli esseri traggono la loro origine, ivi si compie altresì la loro dissoluzione, secondo necessità: infatti reciprocamente scontano la pena e pagano la colpa commessa, secondo l'ordine del tempo... (Anassimandro, 600 A.C.)
*****
L'"intento" degli dèi sarebbe compiuto quand'essi giungessero ad annullarsi nella creazione dell'uomo, quando cioè essi si spogliassero d'ogni influsso immediato sopra la libertà della coscienza umana. (RW: Abbozzo in prosa del 1848)
*****
La tetralogia L'Anello del Nibelungo può considerarsi un'epopea cosmogonica la cui prima e la cui ultima parola è l'elemento assoluto manifesto e pensabile come «acqua» ed esprimibile come «musica» cioè suono del beato silenzio: è l'enorme pedale in MI bemolle, di cui la tonica isolata è sostenuta per molte battute, al principio della prima Giornata del dramma, L'Oro del Reno, ed è la frase finale di due battute sull'accordo di terza di RE bemolle, al termine dell'ultima Giornata, Il Crepuscolo degli dei. (Augusto Hermet 1889-1954 - “La Parola Originaria”)
*****
…musica che è già in sé drammaturgia assoluta e autosufficiente, e chi ha un barlume di intelligenza sa che la musica è prima del mondo, e che è il mondo a modellarsi sulla musica… (Quirino Principe)

Perchè Wagner va studiato

Rossini, Donizetti, Bellini, Verdi (in buona misura) si possono godere senza particolari prerequisiti (studi di musica o musicologia): un buon “orecchio” e un minimo di predisposizione sono più che sufficienti per apprezzare le loro opere e godere delle infinite “perle musicali” che contengono. Poi, lo studio servirà certamente ad approfondire i particolari delle composizioni, i retroscena, i nessi causa-effetto, e in fin dei conti ad apprezzare ancor più e meglio quelle opere.

Con Wagner la cosa non funziona proprio, così come difficilmente funziona – nel campo della musica strumentale – con Mozart o Beethoven o Bruckner, per fare solo qualche nome. È francamente difficile poter comprendere ed apprezzare fino in fondo una sinfonia di Beethoven, se non si ha un minimo di conoscenza delle forme musicali, del linguaggio sinfonico e, soprattutto, del “programma interno” che sta alla base della composizione. Senza di questi, si potrà magari godere una frase musicale particolarmente accattivante (come accade, per dire, ascoltando un balletto di Ciajkovski o un walzer di Strauss) ma difficilmente si potrà raggiungere quella particolare condizione di piena e completa “conoscenza-coscienza” di quell’opera d’arte.

Le opere di Wagner (parlo qui delle sette ultime, Ring, Tristan, Meistersinger e Parsifal, ma in qualche misura ciò vale anche per Lohengrin) sono un insieme inscindibile di poema, musica e didascalie di scena, insomma: tutto ciò che troviamo scritto sulla partitura. E quindi: limitarsi ad ascoltare la musica, senza comprendere le parole che vengono cantate (o declamate) fa correre il rischio di non capir nulla (come minimo) e di annoiarsi, quando non addirittura di cadere in uno stato di esasperazione e maledire Wagner per il resto dei propri giorni, rifiutando ogni e qualunque successivo contatto. Sì, perché Wagner non scrive “musica che si serve di parole (più o meno pertinenti) per manifestarsi”; ma si esprime in parole-musica, un insieme del tutto inscindibile. Allo stesso modo, per un regista o scenografo, ignorare – o, peggio ancora, contraddire – le didascalie poste da Wagner in partitura, significa ignorare o addirittura stravolgere le intenzioni dell’autore, e distorcerne totalmente il pensiero e il messaggio artistico.

Il Ring (“L’Anello del Nibelungo”, detto volgarmente “Tetralogia”, essendo costituito da quattro opere) è certamente l’esempio più completo e palpabile della wagneriana “Gesamt-Kunst-Werk” (Opera d’Arte Totale).

daland

Mani-avanti / Disclaimer

Questo blog non è, nè vuol essere, nè intende diventare, una testata giornalistica. Viene aggiornato senza alcuna periodicità, a mera discrezione dell’autore.
Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. Con l'atto della pubblicazione, l'autore di ciascun commento dichiara la propria esclusiva responsabilità per i contenuti dello stesso, sollevando questo blog ed il suo autore da ogni e qualsivoglia responsabilità.
Tutti i contenuti del blog sono prodotti ai soli fini divulgativi e di analisi critica; nel caso di violazione del diritto di copyright saranno immediatamente rimossi previa comunicazione da parte del titolare.

Any copyrighted material on these pages is included as "fair use", for the purpose of study, review or critical analysis only, and will be removed at the request of copyright owner(s).