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17 set 2012

4.2.3.4 Siegfried, Atto II, Scena III – Via, verso Brünnhilde, per imparare la paura.


Il tema della sua Meditazione - urlato per cinque volte, a canone stretto, prima da flauti e clarinetti, poi da violini secondi e viole, quindi dai corni, poi dagli archi bassi e infine dai fagotti – seguito da quello dei Nibelunghi, nei violoncelli, ha accompagnato Mime all’aldilà. Un aldilà poco simpatico, a giudicare dal tremendo tema della Maledizione che si alza ora nei tre tromboni a ricordarci che pure lui ne è stato colpito, nonostante mai abbia posseduto l’Anello, nemmeno per un istante: ma la sola bramosia di esso è bastata a farlo vittima dell’inesorabile potenza della profezia del fratello.

Avevi tanta voglia di questo tesoro? Eccoti servito: ora te lo potrai godere per l’eternità… e Siegfried trascina il corpo di Mime fino all’antro di Fafner, dentro al quale lo scaraventa, ammucchiandolo sopra l’oro di Alberich: spezzoni strascicati del suo Grido e del tema nibelungico, cui poi si aggiunge ancora la Maledizione, ne  accompagnano la fatica.

E, ad ostruire in modo macabro quanto efficace l’ingresso della caverna, ci rotola anche il corpo dell’orripilante lucertolone, morto senza nemmeno poter rientrare nei suoi naturali panni di Gigante: che ci vengono vagamente ricordati dalle tube e dai rintocchi del timpano, poi dal tema del drago, mentre lo sforzo di Siegfried per trascinare l’enorme massa del bestione dal luogo della sua fine alla caverna che abitava è minuziosamente evocato da quattro autentici strattoni, ciascuno rappresentato da una semibreve in tremolo crescendo, sfociante in una croma, seguita da 4 biscrome ascendenti (e/o discendenti) più una croma, che udiamo negli archi (i primi due) e poi anche in clarinetti e fagotti (gli ultimi).

Ecco, stattene qui anche tu, a custodire per bene il tesoro, insieme a colui che lo aveva tanto desiderato… e riposate in pace! È il motivo dell’Anello a suggellare il compimento delle esequie ai due poco raccomandabili individui, e invero nel modo più appropriato (sì, perché è per il suo possesso che i due hanno dato, o pensato di dare, la morte e poi l’hanno meritatamente trovata): un paio di isolati rintocchi di timpano alternati all’incipit del tema nibelungico nei violoncelli sottolineano – più e meglio della didascalia – l’ultimo sguardo che Siegfried getta sulla caverna, ora trasformata in un poco onorevole cimitero.

Adesso però il sole è salito proprio a picco e la fatica si fa sentire, come ci spiega magistralmente il tema del Grido, ancora strascicato e affaticato pure lui in violini e viole, che accompagna Siegfried mentre torna a sdraiarsi all’ombra del gran tiglio sul ramo più alto del quale è sempre appollaiato l’Uccellino (ce lo ricorda stupendamente un inciso del primo corno).

Mentre violini e viole, divisi in ben 8 voci, ricreano la misteriosa quanto stupefacente atmosfera del Waldweben, Siegfried ricomincia a meditare sulla sua condizione. Ed è il violoncello solo che ce la spiega, intonando lo sbudellante motivo della Bramosia dell’amore materno, che davvero fa correre brividi in tutto il corpo!

Mio caro uccellino, tu te ne stai lassù circondato da altri, chissà, fratelli o sorelle, che ti avvolgono di tenerezze… io invece purtroppo non ho nessuno: la madre scomparsa, il padre caduto, l’unica persona che ho conosciuto su questa terra era uno spregevole individuo – di cui udiamo il ricordo nel ritorno dell’incipit della sua cantilena, in quello del suo tema nibelungico, in quello della sua meditazione e poi della sua furbizia - che ha solo cercato di ingannarmi, tanto che alla fine sono stato costretto ad ucciderlo…

Guarda mestamente in su, fra i rami, Siegfried, mentre dai violini esce improvvisamente una vivace melodia (catalogata come Gioia d’amore…) che accompagna la sua accorata invocazione all’Uccellino: dopo due semicrome in cui spicca il volo verso l’alto, si adagia su una semiminima, quindi discende per 6 semicrome (il tempo è 3/4). La figurazione si ripete per undici volte, dapprima innalzando il suo zenit: tonica SOL (due volte) mediante SI (una volta) sesta MI (tre volte) sopratonica LA (due volte); poi abbassandolo: sesta MI (una volta) e sottodominante DO (due volte).

E su una variante del tema della Bramosia d’amore, Siegfried implora il pennuto: amico mio, non potresti trovare un buon compagno anche per me? io l’ho cercato tante volte, ma senza successo: tu invece già mi hai consigliato per il meglio, di te mi fido… Siamo ancora in SOL maggiore, e il canto di Siegfried si è fermato sulla mediante, SI. E quel SI diventa dominante del MI, la tonalità del Waldweben, la cui fremente atmosfera gli archi ripristinano subitaneamente, mentre Siegfried esorta il piccolo amico: ora canta, ti sto ad ascoltare!
 
E l’Uccellino – è la sua terza ed ultima esortazione - si compiace dell’impresa di Siegfried (la fine di Mime) ed ora lo informa di Brünnhilde, addormentata su una fiammeggiante roccia(1). Chi saprà attraversare il fuoco che la protegge, la potrà ridestare e far sua!

Siegfried si alza a sedere, con il petto che si gonfia di fremiti mai prima provati; e ne chiede spiegazione al volatile, mentre una variante del tema della Gioia d’amore esplode in violini, viole e flauti. “Cos’è che m'irrompe così impetuoso per i sensi e per il cuore?” domanda Siegfried, cantandolo con il ritmo sincopato proprio di chi ha il corpo intero squassato da sensazioni mai prima provate(2).  

E qui l’Uccellino risponde cantando quei versi un poco criptici (“Lustig im Leid…): “Giocondo nel dolore io canto dell'amore; gioioso, di tormento m'intesso la canzone: solo chi brama ne comprende il senso!”(3)

Mentre il motivo della Gioia d’amore riemerge vorticosamente negli archi, Siegfried sbotta: questo anelito mi spinge a fuggire da qui per trovare la roccia fiammeggiante (e udiamo l’inconfondibile motivo dell’Incantesimo del fuoco). Dimmi, caro canterino, riuscirò a trovarla e ad attraversare il fuoco? Il tema di Siegfried si alza balzanzoso, sulla sua ultima domanda: riuscirò a svegliare la sposa?

Il motivo della Gioia d’amore adesso trascolora (perché sono un poco parenti!) in quello del Sonno di Brünnhilde, mentre l’Uccellino profetizza: nessun pavido potrà avere Brünnhilde, ma solo un coraggioso, che non conosca la paura.

Siegfried non sta più nella pelle e adesso canta anche lui sul tema dell’Uccellino: ma quell’ingenuo che non conosce ancora la paura son proprio io! Nemmeno Fafner me l’ha saputa insegnare, e adesso non vedo l’ora di impararla da Brünnhilde. Ma come trovo la strada?

Ora il ritmo si fa vorticoso, con i flauti che emettono autentici battiti d’ala: è l’Uccellino che si è staccato dal ramo, e Siegfried si prepara a seguirlo. Dopo qualche svolazzo qua e là, il pennuto prende decisamente una direzione, e il ragazzo gli si butta dietro a rotta di collo.

L’orchestra sembra impazzire con lui… i temi dell’Uccellino si contrappuntano con la Gioia d’amore in un crescendo strepitoso, chiuso da un mirabile, singolo rintocco di triangolo (a 7 battute prima della fine); poi strumentini e primi violini ci mostrano l’Uccellino che si allontana, e infine sparisce su uno schianto di tutta l’orchestra.

E così finalmente Siegfried lascia il suo (poco rimpianto) luogo natìo per inoltrarsi nel mondo, come si era ripromesso di fare fin dall’inizio. Un mondo che gli riserverà grandi emozioni, ma che alla fine lo stritolerà nei suoi ingranaggi infernali.
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Note:
1. Anche questo particolare è presente nelle saghe, dove Sigurd apprende dell’esistenza di Brynhild dal canto degli uccelli.
2. Ritroveremo qualcosa del genere – ampliato a dismisura – nella scena del finale del Tristan, quando il protagonista si prepara per l’ultimo incontro con Isolde.
3. Ritroveremo questo struggente riferimento alla necessità naturale di amore – “Lenzes Gebot, die süsse Not, die legt' es ihm in die Brust” - e alla costrizione che ne deriva per ogni essere vivente, nel famoso monologo di Sachs nella terza scena del second’atto dei Meistersinger.     

3 set 2012

4.2.3.3 Siegfried. Atto II – Scena III – Mime fa la fine che si merita.


Fin qui tutto è filato (quasi) alla perfezione per quel nano presuntuoso e rancoroso che si è messo in testa di diventare l’essere più potente del mondo: ha in qualche modo allevato l’unico individuo potenzialmente in grado di neutralizzare Fafner, lo ha convinto ad affrontare il drago, lo ha guidato fino alla caverna di costui, ha assistito al positivo compiersi dell’impresa, ed ora non gli resta da mettere in atto che l’ultima fase del suo fantastico piano: far bere a Siegfried la pozione narcotizzante, ucciderlo con la sua stessa spada e… voilà, ecco presi tre (neanche due) piccioni con una fava: Siegfried, Alberich e Wotan!

Benvenuto, Siegfried! Ma com’è adulatorio l’approccio del nano, tutto fatto di settime discendenti (ricordate il preludio? nulla è casuale in Wagner!) Però il flauto, ripetendone un inciso del canto, sembra ricordare l’ammonimento dell’Uccellino al ragazzo, a diffidare del tutore… E questi incisi verranno successivamente riproposti da corno inglese, oboe e clarinetto, proprio a sollecitare Siegfried a comprendere la verità che si cela dietro le ingannevoli moine del nano. Sì, perché ora, oltre che il canto dell’Uccellino, Siegfried è in grado di decifrare anche i pensieri di Mime(1). Ecco quindi che la musica dolciastra ci propone le ipocrite menzogne del nano; mentre il testo, contemporaneamente,  trasmette (a Siegfried e a noi) le sue autentiche e criminose intenzioni!

L’hai finalmente imparata, la paura? chiede servilmente Mime. No, non ho ancora trovato un maestro all’altezza, replica Siegfried, mentre dai tromboni esce uno spezzone del tema della sua Gioia di vincere, comparso al momento di forgiare la spada. Però t’è riuscito di far secco il lucertolone, vero? - adula Mime, col flauto a ricordare a Siegfried l’ammonimento dell’Uccellino - e immagino non sia stato uno scherzo… Sì, replica il ragazzo (mentre il motivo della gioia torna sommessamente nei clarinetti) ma quel drago lo odio meno di colui che mi ha spinto ad ammazzarlo!

Calmati, caro, vedrai che ti toglierò presto il disturbo, chiudentoti gli occhi: ciò per cui ti ho allevato amorevolmente, adesso tu lo hai compiuto, e a me non resta che recuperare il bottino (lo canta su un inciso del motivo con cui, alla fine del primo atto, aveva pregustato il successo, mentre i fiati intonano proprio il tema cosidddetto del Bottino) e non mi sarà difficile abbindolarti!

Così pensi di farmi del male? La risposta di Siegfried è supportata dall’inciso dell’Uccellino, nel corno inglese, che certifica che il ragazzo ha ben compreso quali siano le vere intenzioni del nano. 

Ma io non ho proprio detto questo! Mime sembra per ora più stupirsi che preoccuparsi del fatto che Siegfried gli legga nel pensiero; ma la spiegazione che poi fornisce non fa che peggiorare le cose: il tono accattivante del suo canto (che si muove quasi cullandosi tra dominante e tonica di RE maggiore, e non per nulla viene catalogato come il tema dell’Ipocrisia di Mime) contrasta ferocemente con le sue parole (o meglio: con le sue intenzioni, che Siegfried però comprende perfettamente!) Guarda, caro, io ho sempre odiato te e la tua schiatta; se ti ho allevato, mica è stato per amore, certo che no, ma per poter arraffare il tesoro di Fafner; e ora che tu hai tolto di mezzo il drago, dovrai lasciarmi volentieri il bottino, oppure – caro figlio mio! (strepitosa qui la cadenza che sale FA#-SOL-LA per poi scendere al SI, sulle parole Siegfried, mein Sohn, pronunciate come se Mime fosse pronto a dar la vita per il ragazzo, come reca la didascalia) – mi dovrai lasciare la vita!

Quasi imbeccato dall’oboe, che canta la melodia dell’Uccellino, Siegfried replica: caspita, che tu mi odiassi – qui violoncelli e poi il primo corno citano l’incipit dei Wälsi - l’avevo capito da sempre, ma non che volessi anche la mia vita!

Il povero Mime non sa più che pesci pigliare: ma che ti sei messo in testa? perché mi capisci a rovescio? E adesso porta il suo affondo, estraendo la fiasca con il narcotico e attaccando la dolciastra melodia-ninnananna in tempo ternario (il cosiddetto tema dell’Educazione)  tante volte udita nel primo atto: caro Siegfried, sarai stanco morto per la fatica, bevi un poco di questa corroborante pozione che io ho preparato mentre tu forgiavi la spada. Basterà un sorso e…  io mi potrò prendere spada, elmo e tesoro, hihihi!

Ora è il clarinetto ad accompagnare con il motivo dell’Uccellino la risposta di Siegfried: ma bravo, così adesso vorresti rubarmi spada, anello e tutto il resto?

Mime sta per uscire di sé: ma come, io mi faccio in quattro per dissimulare le mie vere intenzioni, e tu capisci tutto alla rovescia! Ancora sulla sua ipocrita ninnananna esclama: ascolta attentamente le mie parole (in inglese si direbbe: read my lips!) Su, bevi questa bevanda ristoratrice, in fin dei conti l’hai fatto anche altre volte! 

Sì, effettivamente berrei volentieri qualcosa di buono, ma tu come l’hai preparata codesta broda? Ah, tu soltanto pensa a berla, e vedrai che bell’effetto ti farà! (lo dice come scherzasse, il fetentone, ma Siegfried ormai ne comprende perfettamente le intenzioni). I tuoi sensi se n’andranno in un baleno, resterai lì come stecchito! Io potrei allora limitarmi a prendere il bottino ma certo, al tuo risveglio, non mi sentirei troppo al sicuro… e allora, per godermi l’Anello in santa pace (e qui udiamo il motivo a terzine discendenti, cosiddetto del suo Sotterfugio!) con la tua tagliente spada ti mozzerò la testolina, hihihi!

Così mi vorresti uccidere nel sonno? Ma che diavolo, ho detto proprio così? No, guarda (e intona la sua melliflua cantilena) io voglio solo tagliarti la testa! E senza indugio, perché non solo ti odio con tutto il cuore (ancora uno spezzone dei Wälsi) ma soprattutto poiché c’è in agguato Alberich(2) che potrebbe mandare in fumo il mio piano. Attenzione ancora al clarinetto, che intona il richiamo dell’Uccellino! Ecco, caro ragazzo, figlio di lupo (tema della Meditazione): tracanna l’intruglio e… (tema dei Nibelunghi nei fiati) schiatta!   

A questo punto Siegfried, letteralmente nauseato, stecchisce Mime con un sol fendente della sua Nothung(3): ecco, assaggia tu la mia spada, lurido cialtrone!

Alberich ha osservato tutto da un anfratto nella roccia, ed esplode in un’impressionante - e straordinaria per concezione musicale - sghignazzata sul tema completo dei Nibelunghi: Ha-haha/hahaha/ha-haha/hahaha/ha!(4)  
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Note:
1. Questa è una geniale invenzione di Wagner: nelle saghe, Sigurd viene semplicemente avvertito dagli uccelli delle cattive intenzioni di Regin.  
2. È questa la prima, e anche l’ultima volta che Siegfried ha un (sia pur labilissimo) contatto con Alberich: i due mai si incontreranno, né mai più Siegfried sentirà parlare del forgiatore dell’Anello. 
3. Nelle saghe la scena è assai più macabra e raccapricciante e a ruoli quasi capovolti: Sigurd mozza di netto il capo al tutore, senza tanti complimenti, né premesse, mentre costui è sprofondato nel sonno. (E poi, già che c’è, si mangia il cuore di lui e di Fafnir e ne beve il sangue!)
4. Capita a volte di sentire il baritono che interpreta Alberich uscirsene con una risata… personalizzata, il che le toglie tutto il mirabile effetto. 
 

2 set 2012

4.2.3.2 Siegfried. Atto II – Scena III – Walter der Welt.


La musica che accompagna l’emergere di Siegfried dalla caverna di Fafner – mentre si appende il Tarnhelm alla cintola e si infila l’Anello al dito - è quanto di più lontano (almeno apparentemente) possa immaginarsi rispetto allo scenario presente. Cosa portano infatti alle nostre orecchie i sei (!) corni? Il motivo del Canto delle Figlie del Reno, sì, proprio quello che avevamo udito per la prima volta nel Rheingold, e nel più puro DO maggiore (qui poco dopo contrappuntato in SOL dalla tromba bassa col tema dell’Oro). Ma attenzione: dopo le prime due battute, che recano precisamente il motivo (LA-SOL/LA-SOL) nella forma della sua prima apparizione, ecco che la melodia, pur mantenendosi in DO, diviene quella cantata (allora in RE bemolle) verso la fine della Vigilia dalle tre Rheintöchter – rimaste vedove dell’oro - nell’accorato richiamo a Wotan e agli dèi per chiederne la restituzione: Rheingold! Rheingold! Reines Gold! Wie lauter und hell leuchtest hold du uns! Um dich, du klares, wir nun klagen: gebt uns das Gold! O gebt uns das reine zurück!

Ora dobbiamo, come sempre, domandarci che cosa c’è sotto a questa apparente stranezza, poiché sappiamo che in Wagner nulla avviene mai per caso, o per stucchevole esibizionismo; poichè ben conosciamo l’arte con cui il gran mago manipola e impiega i suoi temi – che di volta in volta assumono forme e connotati diversi - per raccontarci ciò che l’azione immediata non ci potrebbe dire. Sì, perché a prima vista verrebbe spontaneo pensare che sia il motivo dell’anello (che pure era risuonato nelle orecchie dei fratelli nibelungici poco prima…) a dover accompagnare Siegfried, data l’importanza che la cosa riveste.  

Ma intanto: Siegfried nulla sa di quell’Anello, dei suoi trascorsi, dei suoi poteri(1) e soprattutto della maledizione che grava su chiunque se ne impossessi. Lui l’ha recuperato solo seguendo l’invito dell’Uccellino, e infatti la prima cosa che dice è di non sapere a che gli possa servire quel giocattolo.

Invece, primo: il motivo del Canto delle Figlie del Reno - nella tonalità di DO maggiore - non solo rappresenta per noi una struggente reminiscenza del bel tempo che fu (quando Alberich ancora non aveva perpetrato la sua profanazione) ma perfettamente si addice a descrivere l’intima essenza dell’Anello medesimo, il suo essere innanzitutto, appunto, Oro del Reno, l’elemento naturale più puro e incontaminato, così come genuina e naturale e ingenua, e ancora incontaminata, è la personalità di Siegfried che ora lo reca al dito. 

Non solo, secondo: la sua presentazione nella forma lamentevole dell’ultima sua apparizione nel Rheingold ci dice qualcosa di più: ci sottolinea un fatto di importanza enorme: l’Oro del Reno, sotto forma di Anello, è tornato per la prima volta in mani pulite! Mai come ora quell’accorata richiesta delle tre ninfe potrebbe essere soddisfatta, con la restituzione del maltolto al letto del fiume. E forse è proprio questa l’azione che, compiuta da lui(2), renderebbe Siegfried davvero Walter der Welt (come cantò l’Uccellino) signore di un mondo purgato da tutti i peccati originali (di Wotan e Alberich), un mondo tornato ingenuo e puro, fatto a sua immagine e somiglianza!(3)

E infine, terzo: a proposito del grande padre-Reno (dal cui seno l’oro fu strappato) abbiamo qui una chiara premonizione di un futuro (quello di Siegfried e poi di Brünnhilde) che sarà tanto radioso quanto effimero, e di cui ancora una volta il mitico fiume sarà testimone - lo vedremo e lo ascolteremo stupendamente nel Rheinfahrt - e, alla fine della Commedia, anche attivo protagonista!   

Insomma: in questo brevissimo scorcio (di sole 18 misure) Wagner crea un nesso, magari sotterraneo (o… subacqueo, o… aereo) fra: l’Uccellino - che ha suggerito a Siegfried di raccogliere l’anello - l’Oro del Reno da cui l’anello fu ricavato, e le tre Ninfe che lo custodivano e che ne reclamano la restituzione. Ancora una volta: è solo un caso che il canto dell’Uccellino e il Weia-Waga delle Ninfe impieghino esattamente le stesse identiche 5 note di una scala pentatonica?

Siegfried chiude la sua esternazione tenendosi l’anello come ricordo della sua vittoriosa tenzone con Fafner; una modulazione ci ha portato da DO a SIb e le due trombe esplodono in questa tonalità il tema ampliato della Spada, a sottolineare il fresco ricordo dell’impresa del ragazzo, che peraltro ancora non ha imparato cosa sia la paura (“doch das Fürchten noch nicht gelernt!”)

E su quel gelernt il canto di Siegfried resta sospeso sul FA, dominante di SIb, ma ora una modulazione arditissima (un tritono!) ci porta alla lontana tonalità di MI maggiore (e alla sua sottodominante LA): dal presentimento indotto dall’Oro del Reno siamo infatti tornati al… presente; e il presente ha le fattezze dell’Uccellino del bosco, sempre appollaiato sulla cima del gran tiglio, la cui vocina Siegfried ricomincia ad ascoltare, in mezzo al fremito di sestine della foresta.

Ora che Siegfried possiede elmo ed anello – così canta il pennuto - farà bene a stare in guardia da Mime, l’infedele! Ascolti attentamente le sue parole, come può fare grazie all’aver gustato il sangue del drago, e ne scoprirà le pessime intenzioni.

Il tema dei Wälsi si leva adesso, dolcissimo e toccante, nel clarinetto, poi nei violoncelli e infine nel corno, proprio mentre Mime si avvicina di soppiatto, osservando il pensieroso Siegfried che sta ancora meditando su ciò che ha appena prelevato dal tesoro. E se un Viandante scaltro lo avvicinasse proprio ora, si chiede, non potrebbe forse intortarlo con qualche storiella farlocca? e prendersi l’anello?(4) Sì, qui bisognerà agire con astuzia doppia per infinocchiare il ragazzo.

Il tempo e l’atmosfera sonora cambiano radicalmente: perché ora ci dobbiamo preparare ad una (anzi, propriamente all’ultima!) delle ipocrite adulazioni di Mime.
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Note:
1. Come si è detto, pare che Siegfried abbia già dimenticato, forse perché non ne comprende il senso, l’avvertimento dell’Uccellino relativo ai poteri dell’Anello. 
2. Vedremo come ciò accadrà soltanto nelle ultime battute di Götterdämmerung, e grazie a Brünnhilde!
3. Sappiamo che non sarà così, poiché quei peccati originali dovranno essere prima scontati fino in fondo.       
4. Mime proprio non conosce la testardaggine del ragazzo, che non si farà per nulla abbindolare da Wotan!

1 set 2012

4.2.3.1 Siegfried, Atto II, Scena III – Due fratelli litigiosi.


Sei battute (nel secondo clarinetto e nel clarinetto basso accompagnati dal primo fagotto) in 2/4 (ma con scansione ternaria, dreitaktig) ci portano improvvisamente in un’atmosfera che non fatichiamo a riconoscere: il metro giambico che caratterizza gli incisi (tutte seconde minori!) dei clarinetti è lo stesso che avevamo udito al primissimo apparire di Alberich nella scena iniziale del Rheingold (là Alberich era solo ed erano state le viole in unisono ad introdurlo). Poi l’avevamo riudito, sempre nel Rheingold, all’inizio della terza scena, assistendo al primo battibecco fra Alberich e Mime (avente per oggetto il Tarnhelm). Lì erano i violini (primi e secondi) a creare l’atmosfera.

Qui sono appunto il clarinetto e il clarinetto basso ad introdurci rispettivamente Mime ed Alberich - usciti allo scoperto da angoli opposti del bosco per rendersi conto da vicino della nuova situazione, creata dall’impresa di Siegfried - con una minuziosità davvero magistrale: le 6 battute del clarinetto sono strutturate con pausa di semicroma – semicroma – croma (ripetute); quelle del clarinetto basso (eccetto la prima) con  semicroma – croma – pausa di semicroma (ripetute). Il che rende mirabilmente l’idea del procedere sghembo e sfalsato dei due fratelli nani e ne prefigura al tempo stesso la parlata vagamente cantilenante (che ricorda gli accenti dei dialetti yiddish) che ci apprestiamo ad ascoltare.  

Quello cui stiamo per assistere è in effetti un altro dei celebri (per qualcuno(1): tristemente famosi) “battibecchi fra ebrei”(2). 

Nella prima sezione della sceneggiata i due – le cui parti, sui 2/4 dell’orchestra, sono notate in 6/8 per accentuare l’effetto-cantilena - si accusano a vicenda della loro stessa presenza in quel luogo: Mime lo considera ormai una sua proprietà (con tutto ciò che contiene, anello in primis!) mentre Alberich da parte sua vanta la primogenitura sul tesoro, ed accusa apertamente il fratello di essere un ladro e di tramare per impossessarsi di ciò che non gli appartiene.

A Mime, che si attribuisce il merito di avergli fabbricato il Tarnhelm (il cui motivo accompagna le sue parole, in corno inglese e fagotti) replica che fu grazie al furto dell’oro e all’Anello magico che ne ricavò che lui, Alberich, potè sottometterlo… e gli dà del buono a nulla per natura (mentre il lugubre motivo della meditazione di Mime appare puntuale nei clarinetti).

Il quale Mime però replica con un argomento nient’affatto peregrino: l’anello non è più tuo, caro il mio Alberich, da quando te lo facesti strappare come uno stupido dai Giganti (3), ed io me lo sto conquistando con arte e furbizia…  

Alberich arriva persino a lodare la nobiltà di Siegfried, per negare a Mime ogni diritto su anello e tesoro. Ma Mime ribatte che Siegfried l’ha allevato lui, con fatica (e il tema dei Nibelunghi serpeggia in corno e corno inglese) e che ora ha il diritto di sfruttarne l’impresa. E tu vorresti ripagarti per l’educazione del ragazzo diventando un re? Dell’anello sarebbe più degno un cane rognoso!

Mime a questo punto prova – ma quant’è proprio stupido… - a convincere Alberich ad una spartizione del bottino(4). Il ritmo rallenta, la scansione è a-due, mentre Mime avanza la sua offerta: tu tieniti pure l’anello, a me lascia il Tarnhelm (il cui motivo ascoltiamo in corno inglese e fagotti), visto che l’ho fabbricato io… e impiega anche la sua cantilena adulante, tante volte usata con Siegfried, per tentare di convincere il fratello. Che per tutta risposta lo manda a quel paese, negandogli anche un solo chiodo del bottino, mentre i fiati sembrano sbraitare sull’incpit del tema della dominazione!

Ora Mime perde le staffe, la velocità della musica aumenta, e il canto del nano (quarta ascendente seguita da ottava discendente) assomiglia all’abbaiare di un cane, al vociare di uno squilibrato. Ai continui e sempre più secchi dinieghi di Alberich, adesso è Mime (di nuovo si passa alla scansione a 3-battute) a rispondere tirando in ballo Siegfried, che dovrebbe con la sua spada sentenziare sulla loro disputa (!?)

Ma proprio in quel momento Siegfried sta uscendo dalla tana di Fafner; Mime, scioccamente convinto dell’ingenuità del ragazzo, non dubita che si sia preso, dal tesoro, soltanto qualche innocuo gingillo. Ma lui, come del resto il fratello, non ha fatto i conti con l’Uccellino e le sue rivelazioni. Grande è perciò la costernazione di Alberich nel notare che Siegfried si è preso il Tarnhelm… Sì, ma anche l’Anello! rincara la dose Mime… Maledetto, l’Anello! (in sottofondo ne udiamo immancabilmente serpeggiare il tema) sbotta Alberich, che si vede passare sotto il naso il suo strumento di potere, per procurarsi il quale aveva rinunciato a quanto di meglio la vita possa offrire ad un individuo.

Ai due fratelli nani non resta, per il momento, che rispettivamente infrascarsi nel bosco e infrattarsi in una gola, in direzioni opposte e con opposte intenzioni e… illusioni. 
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Note:
1. Uno per tutti: Theodor Ludwig Wiesengrund Adorno.  
2. Sembrerà una bestemmia… ma se non ci fossero stati, qualcuno avrebbe dovuto inventarli, gli ebrei, se hanno potuto ispirare musica come questa, o come quella della terza scena del Rheingold (Richard Strauss se ne ricorderà - e come! - nella sua Salome). Viceversa, pretendere che, secondo Wagner, solo gli ebrei si comportino - e sempre - come i due nibelunghi in questa scena, è una carognata antisemita bella e buona, uno dei tanti pregiudizi non a caso fomentati dai nazisti - cui Wagner diede peraltro appiglio con numerosi suoi scritti e discorsi - ma non supportato dai contenuti specifici del Ring (come cercheremo di chiarire compiutamente nella parte finale di questo scritto). 
3. Anche questa è una piccola incongruenza: sappiamo benissimo che l’Anello fu tolto ad Alberich con la forza da Wotan, e soltanto successivamente fu da questi ceduto ai Giganti come pagamento del Walhall. Come al solito siamo in presenza di problemi legati alla sequenza di scrittura dei poemi: vergando il Siegfried Wagner ancora non conosceva di preciso certi particolari, che ci avrebbe descritto solo in seguito, nel Rheingold! Per spiegare l’incongruenza val la pena ricordare che nelle Saghe Andvari(Alberich) viene derubato del suo tesoro dal gigante Loki, e questa reminiscenza può aver portato Wagner a mettere inizialmente in bocca a Mime quella frase. E ancora nella seconda scena della Vigilia, il cui testo fu redatto dopo quello del Siegfried, abbiamo vagamente appreso di preesistenti tensioni nei rapporti fra Nibelunghi e Giganti, il che confermerebbe l’iniziale adesione da parte di Wagner al racconto mitologico, adesione poi revocata in favore della propria versione dei fatti, che però rende ora impropria l’affermazione di Mime.
4. Sembra di assistere alla scena del Rheingold dove Fafner e Fasolt si contendono il tesoro nibelungico. 
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Helle Flammen scheinen in dem Saal der Götter aufzuschlagen. Als die Götter von den Flammen gänzlich verhüllt sind, fällt der Vorhang.
(Chiare fiamme sembrano prorompere nella sala degli dèi. Come gli dèi sono dalle fiamme totalmente avvolti, cade il sipario.)
(Götterdämmerung – L’ultima immagine del Ring)
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fram sé ec lengra um ragna röc (da lontano scorgo il destino degli dèi)
(Edda Poetica – Völuspá - Profezia della Veggente)
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orð mér af orði orðs leitaði (parola da parola mi condusse a parole)
(Edda Poetica – Hávamál – Píslir og rúnir, Discorso Runico di Odin)
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Il principio degli esseri è l'infinito… in ciò da cui gli esseri traggono la loro origine, ivi si compie altresì la loro dissoluzione, secondo necessità: infatti reciprocamente scontano la pena e pagano la colpa commessa, secondo l'ordine del tempo... (Anassimandro, 600 A.C.)
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L'"intento" degli dèi sarebbe compiuto quand'essi giungessero ad annullarsi nella creazione dell'uomo, quando cioè essi si spogliassero d'ogni influsso immediato sopra la libertà della coscienza umana. (RW: Abbozzo in prosa del 1848)
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La tetralogia L'Anello del Nibelungo può considerarsi un'epopea cosmogonica la cui prima e la cui ultima parola è l'elemento assoluto manifesto e pensabile come «acqua» ed esprimibile come «musica» cioè suono del beato silenzio: è l'enorme pedale in MI bemolle, di cui la tonica isolata è sostenuta per molte battute, al principio della prima Giornata del dramma, L'Oro del Reno, ed è la frase finale di due battute sull'accordo di terza di RE bemolle, al termine dell'ultima Giornata, Il Crepuscolo degli dei. (Augusto Hermet 1889-1954 - “La Parola Originaria”)
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…musica che è già in sé drammaturgia assoluta e autosufficiente, e chi ha un barlume di intelligenza sa che la musica è prima del mondo, e che è il mondo a modellarsi sulla musica… (Quirino Principe)

Perchè Wagner va studiato

Rossini, Donizetti, Bellini, Verdi (in buona misura) si possono godere senza particolari prerequisiti (studi di musica o musicologia): un buon “orecchio” e un minimo di predisposizione sono più che sufficienti per apprezzare le loro opere e godere delle infinite “perle musicali” che contengono. Poi, lo studio servirà certamente ad approfondire i particolari delle composizioni, i retroscena, i nessi causa-effetto, e in fin dei conti ad apprezzare ancor più e meglio quelle opere.

Con Wagner la cosa non funziona proprio, così come difficilmente funziona – nel campo della musica strumentale – con Mozart o Beethoven o Bruckner, per fare solo qualche nome. È francamente difficile poter comprendere ed apprezzare fino in fondo una sinfonia di Beethoven, se non si ha un minimo di conoscenza delle forme musicali, del linguaggio sinfonico e, soprattutto, del “programma interno” che sta alla base della composizione. Senza di questi, si potrà magari godere una frase musicale particolarmente accattivante (come accade, per dire, ascoltando un balletto di Ciajkovski o un walzer di Strauss) ma difficilmente si potrà raggiungere quella particolare condizione di piena e completa “conoscenza-coscienza” di quell’opera d’arte.

Le opere di Wagner (parlo qui delle sette ultime, Ring, Tristan, Meistersinger e Parsifal, ma in qualche misura ciò vale anche per Lohengrin) sono un insieme inscindibile di poema, musica e didascalie di scena, insomma: tutto ciò che troviamo scritto sulla partitura. E quindi: limitarsi ad ascoltare la musica, senza comprendere le parole che vengono cantate (o declamate) fa correre il rischio di non capir nulla (come minimo) e di annoiarsi, quando non addirittura di cadere in uno stato di esasperazione e maledire Wagner per il resto dei propri giorni, rifiutando ogni e qualunque successivo contatto. Sì, perché Wagner non scrive “musica che si serve di parole (più o meno pertinenti) per manifestarsi”; ma si esprime in parole-musica, un insieme del tutto inscindibile. Allo stesso modo, per un regista o scenografo, ignorare – o, peggio ancora, contraddire – le didascalie poste da Wagner in partitura, significa ignorare o addirittura stravolgere le intenzioni dell’autore, e distorcerne totalmente il pensiero e il messaggio artistico.

Il Ring (“L’Anello del Nibelungo”, detto volgarmente “Tetralogia”, essendo costituito da quattro opere) è certamente l’esempio più completo e palpabile della wagneriana “Gesamt-Kunst-Werk” (Opera d’Arte Totale).

daland

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