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7 nov 2012

4.3.2.4 Siegfried, Atto III, Scena II – Oltre le fiamme, verso l’ignoto.


Dunque Siegfried si è liberato del misterioso e impertinente intruso (il tema dei Wälsi ha accompagnato il suo stupore di fronte alla di lui repentina scomparsa) e può incamminarsi verso la roccia di Brünnhilde, mentre l'anello di fuoco che la circonda è ora dilagato fin giù in basso, lungo i fianchi della montagna.

È il suo tema, esposto due volte in DO maggiore, prima dal corno e poi dalla tromba bassa - mentre gli strumentini ricordano l'Uccellino - ad accompagnarne i primi passi verso il muro di fiamme. In entrambi i casi, del tema udiamo solo la prima sezione, che sfocia nel motivo (LA-SOL prima, SIb-LAb poi) del 
Canto delle Figlie del Reno.

Viene quindi spontanea la domanda: perché mai udiamo qui questo tema? cosa ha a che fare con il contesto? Sì, perché Siegfried nulla sa dell'Oro, pur recando al dito l'Anello che da esso fu ricavato. E nemmeno ci sono qui riferimenti al Reno, alle sue Figlie, né ad Alberich che trafugò la pepita… Insomma, sembrerebbe una citazione del tutto gratuita e fuori luogo, buona solo dal punto di vista musicale, perché il tema si può facilmente contrappuntare con mille altri. Ma noi sappiamo bene che Wagner i suoi temi li impiega sempre e solo a proposito, mai a casaccio, e che quindi una plausibile ragione ci dovrà pur essere.

Se andiamo indietro di poco nel tempo, ricordiamo che il tema era affiorato per due volte anche nelle ultime battute del dialogo fra Siegfried e Wotan. E sempre sulle parole di Siegfried che accennavano alla donna verso la quale era diretto, e dalla quale ormai solo le fiamme lo separano. La donna, che è l'ultima sua meta, la più sublime di tutte, quella che gli deve dare la suprema felicità.

Ora, quali parole avevano cantato le tre Figlie del Reno all'apparire dell'Oro, colpito dalla lama di luce solare, nella prima scena del Rheingold, e subito dopo aver intonato il tema dell'Oro del Reno? "Leuchtende Lust, wie lachst du so hell und hehr!" 

Ecco, adesso sappiamo a cosa allude la presenza del tema, che ritornerà ancora durante il viaggio di Siegfried nel fuoco: a Brünnhilde, "Lucente letizia, come ridi serena, sublime!" 

Ora sono spezzoni del tema dell'Uccellino che guidano Siegfried verso la meta: la tonalità è inizialmente DO maggiore, poi sulle parole "in Feuer zu finden die Braut!", a incontrare la sposa attraverso il fuoco, si passa a SOL e quindi a LA maggiore, e da qui - dopo un gagliardo Ho-ho! Ha-hei! che ricorda la fusione della Spada – ad una modulazione che sulle parole "Jetzt lock' ich ein liebes Gesell!", ora sì, un caro compagno m'attraggo!, parte dal SIb acuto per scendere al SOL dell'ottava sottostante e da lì risalire al MI, sensibile di FA maggiore, sul quale principia un'autentica sinfonia del fuoco: 54 misure puramente strumentali che seguono l'ascesa di Siegfried (che ha portato alle labbra il suo argenteo corno) verso la sommità dell'altura su cui giace Brünnhilde.

Siamo dunque alla prova del fuoco, concetto di ascendenza biblica ("Anche l'oro, benchè sia una cosa che non dura in eterno, deve passare attraverso il fuoco, perchè si veda se è genuino…") che qui rappresenta il passaggio obbligato per Siegfried verso la piena maturità. E siccome tutto ciò ce lo deve raccontare la musica, ecco che saranno i temi di Siegfried ad affrontare quelli di Loge, immergendosi in essi, fino alla definitiva purificazione. 

Per quasi tutto il brano i violini e le viole creano un caldo tappeto di sestine di semicrome (il tempo è rimasto 4/4 fin dall'ultima parte dello scontro fra Wotan e Siegfried) che evoca proprio le fiamme di Loge, sul quale si adagiano i diversi temi che ascoltiamo, spesso sovrapposti due a due. 

I corni iniziano con il tema del Grido di Siegfried, adesso davvero maestoso, che si appoggia sulla dominante, mentre gli strumentini espongono per tre misure il motivo del Fuoco (che si muove fra la dominante DO e la tonica FA); alla quarta misura ancora i corni, col motivo del Grido che ora si appoggia alla sopratonica SOL, sempre accompagnato dal Fuoco negli strumentini, per tre misure; ora subentra – modulando temporaneamente a LA - il tema di Siegfried, nei tromboni, cui succede ancora quello del Grido, nei corni, che stavolta si protrae per due misure, con le ascendenti terzine che vanno entusiasticamente a toccare il FA acuto, mentre gli strumentini hanno sempre reiterato il Fuoco.

Ancora – nella tromba adesso – il tema di Siegfried, dopo il quale si modula dal FA al SOLb e per due misure udiamo negli strumentini il tema del Sonno (chiuso sulla sensibile, anziché sulla tonica… Brünnhilde è ancora lontana) contrappuntato dai corni con uno spezzone del Grido; ancora il tema di Siegfried in tromba e tromboni, seguito da due misure del Sonno e del Grido, adesso modulate a SOL maggiore. Sul quale torna il tema di Siegfried, in tromba e trombone, due volte a canone largo. In queste ultime misure abbiamo anche ascoltato alcuni inconfondibili incisi del tema dell'Uccellino (dominante-tonica-mediante-sopratonica). 

Adesso (siamo alla misura 18 delle 54) entrano anche le sei (!) arpe, più glockenspiel e triangolo, che creeranno con gli strumentini una splendida poliritmìa (aggiungendo alle sestine di semicrome di violini e viole delle quartine di semicrome e delle coppie di crome). Siamo evidentemente nel punto più infuocato del cammino di Siegfried, il cui tema del Grido – in una forma particolare, dove risuona per tre volte la terzina iniziale – ripetono ancora per due volte i corni, intercalati dagli strumentini in cui subentra quello, mirabile, dell'Incantesimo del fuoco, con le caratteristiche scintillanti quartine. Siegfried è ormai scomparso alla nostra vista e le fiamme hanno qui raggiunto il massimo dell'intensità. Siamo passati a SIb e il SOL dell'accordo di tutta l'orchestra, poggiandosi sul FA dell'Incantesimo ci ripropone in grande splendore il Canto delle Figlie del Reno (!) per due volte in SIb e tre volte modulando a SOLb. 

Ora (siamo a misura 28, in LAb) cessa l'Incantesimo, poiché Siegfried si è ormai lasciato il fuoco alle spalle, mentre Brünnhilde è più che mai vicina. E dunque in orchestra subentra il tema cromaticamente discendente (per 17 gradini, a partire dal DO al SOL# due ottave sotto) della Magìa del sonno (8 misure). Il tempo si fa più lento, anche le sestine di violini e viole si diradano sempre più, insieme alle ultime lingue di fuoco, fino a scomparire del tutto… 

Da qui in poi sono il tema del Sonno (Brünnhilde!) e quello di Siegfried ad occupare lo spazio sonoro: dapprima il Sonno (accompagnato dalla fanfara del Walhall! tre volte in MI maggiore negli strumentini, una in MI minore in viole e violoncelli, tre modulando mirabilmente a DO maggiore, in strumentini e corni; il tutto in altrettante misure) poi Siegfried nelle trombe (sempre in DO); ancora il Sonno (due volte, nei corni e nel clarinetto basso e violoncelli, in REb, poggiando sulla sopratonica) poi Siegfried (nella tromba, sempre in REb); ancora subentra il Sonno, virando a MI maggiore, due volte in flauto e clarinetto. 

Le restanti 6 misure sono occupate ancora dal Sonno, che va via via sfumando, contrappuntato dall'inciso dell'Uccellino (che aveva fatto capolino qua e là anche in precedenza) proprio mentre Siegfried si affaccia sulla sommità dell'altura.

E possiamo solo immaginare quale e quanta spasmodica curiosità gli arda in petto.

6 nov 2012

4.3.2.3 Siegfried, Atto III, Scena II – Wotan: un bilancio.


Ora che è uscito di scena (non lo rivedremo più per il resto del Ring, ne sentiremo solo riferire) bisogna pur fare qualche considerazione anche su Wotan.

Del quale abbiamo avuto modo di apprezzare la complessa personalità: quella di un "dio" che si è fatto da sé, anche attraverso "strappi" operati ai danni della Natura (leggi: Yggdrasil) arrivando ad essere il capo riconosciuto del mondo intero (o quasi… Nibelunghi esclusi); di un uomo capace di amore (leggi: la decisione di perdere un occhio della testa per avere Fricka!); di un padre amoroso e amorevole oltre ogni possibile immaginazione (leggi: il rapporto con Brünnhilde); di un politico dotato di notevoli capacità di governo (leggi: propensione al compromesso); ma anche – puramente e semplicemente – di un ladro (leggi: il furto dell'Anello) e corruttore/corrotto.

Un individuo che al potere (alla "poltrona" diremmo oggi) è legato da un'attrazione morbosa, e che sente come una tragedia l'avvicinarsi dell'inesorabile fine di quella cuccagna che si è per tanto tempo goduta.

Insomma: è l'archetipo perfetto (a parte la consapevolezza della propria fine!) di tanti uomini politici, grandi e piccoli, dei giorni nostri.

Ma adesso esaminiamo più in particolare i suoi continui cambiamenti di umore, di cui siamo stati testimoni anche e soprattutto qui nel Siegfried. E all'uopo varrà la pena di riassumere le vicende fondamentali attraverso cui Wotan è passato.

Nel Rheingold, il capo degli dèi ha ottenuto ciò che voleva (il Walhall) ma ad un prezzo assai alto: commettere un furto in piena regola, rubando l'Anello onnipotente di Alberich, per poi vedersi quasi costretto (da Erda) a lasciarlo nelle mani di un buzzurro qualunque, quindi correndo un grandissimo rischio, nel caso in cui l'oggetto tornasse in possesso del suo fabbricatore. Da qui l'idea (impersonata dalla Spada) di un piano volto alla riconquista dell'Anello. Il morale di Wotan alla chiusa del Rheingold è decisamente alto: ha la sua rocca, dove ammasserà gli eroi in sua difesa, e ha già immaginato come affrontare e risolvere il problema-Anello. I dubbi e le paure che avevano attanagliato la sua mente nei momenti immediatamente successivi all'apparizione di Erda – e che lo avevano spinto a cercare di inseguirla seduta stante, trattenuto dagli altri dèi - sembrano del tutto rimossi. È però stata l'orchestra, come abbiamo potuto constatare a suo tempo, con quel brusco finale dove il motivo del Ponte viene troncato a metà, a gettare una luce non proprio idilliaca su Wotan e gli dèi che entrano nel Walhall.

E infatti verremo a sapere dallo stesso Wotan che dopo la chiusa del Rheingold quei dubbi e quelle preoccupazioni torneranno ad assillarlo al punto tale da spingerlo ad andare alla ricerca di Erda. La quale glieli confermerà fino in fondo, convincendolo di fatto della necessità di rientrare in qualunque modo in possesso dell'Anello, anticipando le mosse di Alberich. 

Nella Walküre abbiamo appreso del complicato disegno di Wotan: mettere al mondo un figlio (Siegmund) cui affidare il compito di recuperare il rosso manufatto. Quello che all'inizio del secondo atto saluta la figlia e poi si appresta ad affrontare il battibecco con Fricka è un Wotan decisamente tranquillo, sereno, di buonumore, ottimista e fiducioso: tutto sta andando e andrà secondo i suoi piani. E invece accade l'imprevisto: Fricka inchioda il marito alle sue responsabilità fino a provocare il totale fallimento di quel disegno e a portare Wotan alla più cupa disperazione, addirittura all'idea di desiderare per sé nientemeno che la fine. Per di più perdendo anche la sua figlia prediletta (Brünnhilde) rea di avergli disobbedito e – peggio – dopo essere stata proprio da lui messa a conoscenza di tutte le scomode verità che lo riguardano! Il Wotan che vediamo ed ascoltiamo al termine della prima giornata del Ring è un individuo letteralmente distrutto, nella sfera pubblica come in quella privata. 

Ma poi, nel Siegfried, noi abbiamo incontrato un Wotan per nulla demoralizzato e apparentemente ottimista e sicuro di sé: così (Atto I) ci è apparso - accompagnato dai suoi arcani e solenni accordi, che tutto indicavano tranne il cruccio e la disperazione - nella visita a Mime, da lui bistrattato e annichilito col sorriso sulle labbra; e così lo abbiamo visto (Atto II) davanti a Neidhöhle, in atteggiamento quasi cameratesco con il nemico numero uno, Alberich, e quasi in vena di scherzi con Fafner. Insomma, un Wotan magari conscio della propria inevitabile fine, ma praticamente certo della riuscita dell'impresa di Siegfried - finalmente un individuo della sua schiatta, ma dotato (a differenza di Siegmund) di un pieno e totale libero arbitrio – cui il dio è presumibilmente ben disposto a passare le consegne al momento opportuno. 

Qui nel terzo atto invece, mentre si avvicinava alla caverna di Erda, ed essendo già informato – si noti bene – della vittoria di Siegfried su Fafner, improvvisamente (e abbastanza sorprendentemente) abbiamo incontrato un Wotan tornato ad essere quello della Walküre, disperato, frustrato, e in cerca di consigli su "come impedire una ruota che gira". Ma subito dopo, pur non ottenendo risposte adeguate da Erda, lo abbiamo visto ritornare di colpo spavaldo e sicuro di sé, irridendo quasi la madre onnisciente ("la mia volontà è più forte della tua sapienza!") nel comunicarle la sua soddisfazione per l'impresa testè compiuta da Siegfried e la certezza che suo nipote, unendosi a sua figlia (!?)(1) raccoglierà la sua eredità, in modo che lui possa… morire contento.

Ma, come abbiamo udito, all'approssimarsi dell'incontro con Siegfried la frustrazione comincia nuovamente ad affiorare nel suo seno. Per un po' Wotan riesce a tenere un atteggiamento sereno, bonario, quasi da nonno affettuoso, apparentemente complice, ma ben presto e repentinamente torna severo, astioso, prepotente al punto da ostacolare il cammino di Siegfried - cioè il corso della Storia – e successivamente, da lui scalzato (ma non era proprio ciò che aveva desiderato?) invece di prepararsi ad una tranquilla vecchiaia (morte inclusa?) pare si stia preparando ad una fine non propriamente serena, né gloriosa: ne avremo conferma in Götterdämmerung, dalla profezia della terza Norna e poi dal racconto che Waltraute farà alla sorella verso la fine del primo atto. 

E però anche quel racconto ci dirà che in Wotan continueranno a coesistere, fino alla fine, manifestandosi alternativamente: il pessimismo - se non addirittura il nichilismo - più profondo e lampi di speranza (nella buona notizia portata dai suoi corvi del bel gesto redentore di Brünnhilde…) Ironia della sorte, la buona notizia arriverà ma… in compagnia delle fiamme di Loge, che potrà così consumare la sua calda vendetta, da lui meditata fin dal Rheingold! 

Insomma, questo personaggio così importante, anzi il personaggio-chiave del Ring, qui ci fa un po' la figura dello psicolabile… ma non v'è dubbio che sia propriamente così. E Wotan lo è diventato da un ben preciso momento: dall'apparizione di Erda nell'ultima scena del Rheingold. Da allora non ha fatto altro che passare dall'ottimismo alla disperazione e viceversa, con una frequenza bioritmica che si è follemente esasperata proprio in questo terzo atto del Siegfried. E non v'è dubbio che sia il suo subconscio a giocargli questi scherzi, un subconscio totalmente dissociato fra due diverse e opposte pulsioni, che alternativamente vi prendono il sopravvento (fenomeno tipico della schizofrenia): la consapevolezza dell'ineluttabilità della fine e l'illusione di poterla scongiurare, o quanto meno di poterne esorcizzare gli aspetti più insopportabili. 

Ma c'è di più: queste due opposte pulsioni adesso hanno anche un nome e un cognome. Il cognome è proprio il suo, i nomi sono quelli di suo nipote Siegfried e di sua figlia Brünnhilde! Siegfried muove le pulsioni positive, ottimistiche, in virtù delle sue innate qualità, prima fra tutte il libero arbitrio che lo caratterizza (insieme alla beata ignoranza…) e la totale conseguente immunità da vincoli e maledizioni. Brünnhilde invece sa tutto (ah, quel maledetto colloquio nel second'atto della Walküre!) ed è lei – lo specchio della coscienza di Wotan, in realtà - che continuamente fa emergere le pulsioni autodistruttive dal subconscio del padre, il quale avverte che qualcosa, causa la responsabilizzazione imposta alla figlia in quel drammatico faccia-a-faccia, dovrà per forza, e per tramite di lei, andare storto. 

E comincerà infatti ad andare storto nel primo atto di Götterdämmerung, allorquando Brünnhilde, pur essendo perfettamente a conoscenza delle sciagure che l'Anello arreca a chi lo possiede, si rifiuterà testardamente di riconsegnarlo al Reno e quindi fallirà in quella che il padre ha appena descritto ad Erda come l'impresa redentrice. Impresa che si compirà molto più tardi, ma solo dopo una serie interminabile di catastrofi… e comunque troppo tardi per Wotan! 

Questo inconscio timore del peggio, legato alla posizione irrimediabilmente compromessa della figlia, da lui messa un tempo a parte del suo disegno, è ciò che ha spinto Wotan a cercar di impedire a Siegfried di raggiungerla(2): una mossa disperata e sommamente disonesta (da qui l'ingloriosa, quanto sacrosanta fine della sua Lancia) in quanto negatrice precisamente di quel libero arbitrio del nipote, che era stata condizione necessaria del suo successo. Un'ennesima, inesorabile e stritolante tenaglia per un dio ormai arrivato al capolinea.
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Note:
1. Wotan qui ha evidentemente rimosso dal suo subconscio un fondamentale particolare: la non immunità della figlia dalla maledizione di Alberich! Poco dopo – al momento di incontrare Siegfried - questo particolare tornerà però ad emergere impietosamente.
2. Finchè l'Anello è al dito di Siegfried, è anche al sicuro da Alberich. Domani, al dito di Brünnhilde, tornerà ad essere portatore di sventure.

5 nov 2012

4.3.2.2 Siegfried, Atto III, Scena II – La Lancia e la Spada.


La Lancia (di Wotan) e la Spada (la Nothung di Siegmund, poi di Siegfried) meritano proprio un discorso a parte, che spazia dagli aspetti pratici e tecnici, a quelli filosofici e, last-but-not-least, a quelli musicali.

Wagner deve risolvere innanzitutto un problema pratico (perché non dobbiamo dimenticare mai che l'allegoria deve necessariamente accompagnarsi al realismo…): come spiegare che uno stesso fenomeno fisico possa avere due esiti antipodici in due diversi momenti; come cioè l'impatto fra una stessa lancia e una stessa spada si possa concludere, al primo round, con la distruzione della spada e, al secondo, con quella della lancia. Infatti, se la spada fosse strutturalmente così più debole della lancia, tanto da andare in frantumi al primo impatto con essa, non si potrebbe spiegare come riesca, dopo sommaria riparazione, ad infrangerla al secondo impatto… 

Facciamo alcune considerazioni tecniche:
  1. la Nothung (di Siegmund) non era poi così fragile, se aveva potuto - per mano di Wotan - passare da parte a parte il tronco di un frassino secolare;
  2. e non era affatto una spada qualunque, distrattamente raccolta da terra da Wotan nel finale del Rheingold(1); in effetti, era la spada che Wotan aveva creato nella sua mente (ricordate la didascalìa? "come rapito da un grande pensiero, molto risoluto") e che doveva essere un'arma invincibile, in mano ad un vero uomo, capace di sconfiggere tutti i nemici, per consentire il recupero dell'anello;
  3. ma comunque: per quanto robusta fosse, la Nothung originale – al momento opportuno – aveva fatto la figura di un precario manufatto, al confronto dell'asta della lancia di Wotan, fatta con il tenace legno del frassino del mondo(2).
La realtà è che noi abbiamo qui due spade: quella di Wotan (poi di Siegmund) e quella di Siegfried. Quest'ultima è stata ricostruita a partire dai frammenti della prima attraverso un geniale processo di alta, moderna tecnologia: completa polverizzazione del metallo originale, sua successiva fusione in altoforno e finale tempratura! E questo spiega plausibilmente come la nuova Nothung di Siegfried possieda qualità strutturali superiori a quelle della vecchia spada, tali da consentirle di prevalere anche sulla lancia. 
In questa allegoria si ritrova quindi anche la rappresentazione del continuo progresso dell'Uomo, capace di inventare, di scoprire, di migliorare e migliorarsi, di stabilire record e superarli in continuazione (dalla spada in grado di trafiggere un tronco, a quella capace di spaccare in due un'incudine!) di non dare mai nulla per scontato o definitivo. Ed è Siegfried a rappresentare l'Uomo nuovo, libero di pensare, o anche solo capace di intuire, ma anche di innovare e rivoluzionare, al cospetto del vecchio e miserabile Mime, quintessenza della conservazione più ottusa e meschina. (Così come conservatore – per quanto illuminato - è di sicuro Wotan, custode di leggi universali ed immutabili, ma in realtà da lui scolpite su un supporto comunque "deperibile".)

Simbologia e filosofia: se la lancia di Wotan rappresenta i supremi princìpi, postulati a livello universale (la "morale naturale", si può presumere? quella difesa dogmaticamente da Fricka, per intenderci) e la spada è invece già uno strumento operativo (la "legge di uno stato", forse?) allora è ovvio che la seconda debba soccombere di fronte alla prima, in caso di conflitto fra le due (per vizio di incostituzionalità, potremmo dire). Ma come può allora accadere poi l'opposto?

Si può azzardare una spiegazione: Siegmund è effettivamente un "sovversivo", come sarebbero ancor oggi considerati coloro che reclamassero la depenalizzazione dei rapporti incestuosi. È stato svezzato nientemeno che dal capintesta degli dèi, che non può non avergli insegnato le regole della convivenza; quindi è pienamente cosciente dei suoi atti e perciò, quando si macchia di istigazione all'adulterio e di incesto, pretendendo poi di imporli come legge (tramite la Spada) è giusto che venga denunciato all'autorità costituita (per quanto malamente rappresentata da un soggetto - oltretutto suo padre - ampiamente compromesso in "tangentopoli" varie…) e che tale autorità gli infligga, pur controvoglia, la pena che si merita, abrogando seduta stante quella legge incostituzionale...

Invece Siegfried, pur figlio dei sovversivi incestuosi (ma è sacrosanto che le colpe dei padri - menchemeno quelle dei "nonni" - non debbano ricadere sui figli!) è un "buon selvaggio", che sta solo cercando, magari impulsivamente, la sua strada verso la felicità e la conoscenza; non sa di alcuna legge, e quindi non può coscientemente infrangerla (e mai l'infrangerà, a dir il vero, almeno finchè rimarrà nel pieno possesso delle sue facoltà mentali) ma è di certo dotato di morale naturale, e con la nuova Spada fa legittimamente valere quelli che sente come suoi naturali diritti. 
Ecco perché la sua Nothung può avere facilmente il sopravvento su "grossi e piccoli malfattori da strada" (Fafner e Mime) ma infine anche su quella che è ormai scaduta a mera e vuota espressione ipocrita delle "sacre rune", la lancia di Wotan. 

Insomma, la Nothung di Siegmund è strumento di sovversione di un "sistema" (sia pure mal rappresentato, da Wotan) e come tale non può venire a conflitto con le sue leggi, pena la sua neutralizzazione. Quella di Siegfried è invece uno strumento di libertà, impiegato dal ragazzo per muoversi nel mondo e far valere i suoi diritti naturali; diritti che invece Wotan cerca di conculcare - solo perchè mettono in pericolo il suo potere personale - facendosi indebitamente scudo di una "polizia" (rappresentata dalla Lancia) asservita ai suoi voleri. Quindi, è eticamente sacrosanto che la Spada di Siegfried debba prevalere.

Di passaggio, si potrà anche osservare il diverso "riguardo" che viene usato per le due armi, al momento della loro "sconfitta": i frammenti della Nothung vengono raccolti da Brünnhilde (e poi da lei affidati a Sieglinde) nella convinzione che la spada possa – in qualche modo – tornare a vivere, per essere strumento di vittoria in mano al puro eroe appena concepito; invece Wotan raccoglie i frantumi della lancia spezzata solo per riportarli al Walhall e usarli colà come "legna da ardere", insieme al resto dell'albero(3) da cui la lancia medesima fu ricavata, a sua volta fatto in ceppi dopo essere rinsecchito (come ci diranno presto le Norne e Waltraute…)

Tornando alla Lancia, divenuta una "vuota espressione" (e qui veniamo – dulcis-in-fundo – al versante musicale) domandiamoci ancora: ha la Lancia un suo proprio leit-motiv, come la Spada? La mia personale risposta è un ni un poco equivoco, che deve quindi essere necessariamente motivato.

Qui siamo di fronte alla presenza di un'entità concettuale, intellettuale, e di un simbolo materiale che la rappresenta. Il concetto (o il tutto, o il fine) è il Patto, cioè quel "sistema di regole", quel corpus legislativo che Wotan ha imposto al mondo da lui (più o meno) direttamente controllato. Il simbolo (o la parte, o il mezzo) ne è la Lancia, che reca incisi sull'asta, con i caratteri runici, i contenuti delle leggi e delle regole, che il Patto per l'appunto sottende e del quale Patto essa è quindi null'altro che un materiale "supporto informativo"…

Ci capiterà quindi, di volta in volta, di assistere a scene in cui il concetto e il simbolo coesistono, altre in cui è presente soltanto il simbolo e altre ancora in cui è presente solo il concetto.

Diversi sono i casi in cui Patto e Lancia viaggiano di pari passo: due dei più macroscopici sono proprio i momenti di scontro con la Nothung. Quando nella Walküre abbiamo assistito all'uccisione di Siegmund, dove la lancia di Wotan infranse la spada del figlio, il tema che precipitava nelle tube rappresentava materialmente la lancia, ma anche e soprattutto il Patto, la legge che Wotan aveva (suo malgrado) fatto valere. Nel recentissimo scontro Wotan-Siegfried, il tema, letteralmente cascato a brandelli, ha di sicuro rappresentato la lancia spezzata in due dalla Nothung, ma anche la fine dell'Autorità del dio.

Vedremo come nell'ultima giornata del Ring (Götterdämmerung) e in particolare nella scena del primo atto con Brünhhilde, Waltraute nomini la lancia in due occasioni. Nella prima racconta di Wotan, tornatosene scornato al Walhall dopo il testè descritto incontro-scontro con Siegfried, impugnando i frammenti della lancia: qui l'immagine è accompagnata minuziosamente (precisamente sulle parole "in mano teneva i tronconi della lancia") dal tema che precipita nei corni. Ma poco più avanti, quando racconta di Wotan mestamente seduto, silenzioso e rassegnato, con i pezzi della lancia in mano, non c'è proprio nessun tema, nulla di nulla, poiché ormai la lancia è ridotta appunto ad un vecchio, distrutto, obsoleto ed inutile simulacro e non rappresenta più alcunché, menchemeno il Patto!

Nella prima scena del secondo atto, Alberich ricorda al figlio Hagen di come la lancia di Wotan fu spezzata da Siegfried, il vincitore del drago Fafner: ebbene, qui il richiamo alla lancia è accompagnato nientemeno che dal tema della Nothung (!) che la spezzò, mentre subito dopo il tema del Patto sottolinea la descrizione di Siegfried che abbatte Fafner!

I casi di presenza del solo concetto (il Patto, sempre evocato dal suo caratteristico tema discendente) sono talmente numerosi che mi limiterò ad un paio di esempi, sempre da Götterdämmerung, relativi a scenari dove la lancia di Wotan non c'entra proprio nulla. Nel secondo atto, scena quarta, Siegfried ricorda il patto di sangue con Gunther, garantito dalla sua Nothung: ebbene, i temi della Spada e del Patto suonano addirittura insieme! (il primo nelle trombe, il secondo negli archi) a dimostrazione di quanto il "nuovo corso" di Siegfried avesse fatto proprie le "regole universali". Risentiremo per l'ultima volta il tema del Patto nel momento in cui Brünnhilde afferra la torcia con cui appiccherà il fuoco alla pira.

In conclusione si può dire che le regole universali (il Patto) ed il tema che le evoca non cessano mai di esistere, nemmeno quando se ne distrugga il supporto materiale (la Lancia) così come non furono di certo cancellati i Dieci Comandamenti, quando Mosè mandò in pezzi le Tavole della Legge!

Quanto alla Spada, ne abbiamo seguito tutte le vicissitudini, da quando per la prima volta è balenata, come idea, nella mente di Wotan, a quando è stata recuperata da Siegmund, poi da Brünnhilde, e infine ricostruita ed usata da Siegfried. E sempre il suo tema l'ha seguita: nella polvere e sugli altari, nella tremenda necessità e nella sublime esaltazione, nelle battaglie e – come vedremo – persino nell'esperienza amorosa.

Essa verrà materialmente usata da Siegfried tra poco per… spogliare Brünnhilde, e poi nella scena finale del primo atto di Götterdämmerung nel ruolo di "parete divisoria" fra il giovane (sotto le spoglie di Gunther) e la ex-Valchiria, durante la notte che dovranno castamente passare insieme prima di scendere verso i Ghibicunghi.

In seguito, a sua volta ridotta a reliquia di un grande passato, verrà solo citata (da Siegfried e, infine, da Brünnhilde) per ricordarne le splendide virtù; il suo tema risuonerà ancora stupendamente nella strumentale orazione funebre seguita alla morte di Siegfried e per l'ultima volta (sempre nella tromba in DO) all'inizio della perorazione conclusiva di Brünnhilde.
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Note:
1. Ciò azzarda suggestivamente qualche esegeta, sulla base di cronache delle prime prove del Ring a Bayreuth, ma senza alcun indizio plausibile a sostegno di tale tesi.
2. Il mitico Yggdrasil.
3. L'Yggdrasil, mutilato da Odin, andò incontro ad un inevitabile deperimento, fino a morire. 

3 nov 2012

4.3.2.1 Siegfried, Atto III, Scena II – Wotan e Siegfried.


Ecco laggiù Siegfried che si avvicina, mormora fra sé Wotan, ancora appoggiato alla roccia, sul fianco dell'apertura dell'antro di Erda. La didascalia ci avverte che la tempesta è cessata e che la scena è illuminata dal chiarore lunare(1).

Queste parole di Wotan sono precedute e accompagnate - su un tappeto di sestine di semicrome di violini e viole, che ricorda il mormorio della foresta - dalle tubette e dai tromboni che intonano due seconde minori (DO-SI) e poi altre (REb-DO, solo nei tromboni) che non promettono nulla di buono, anche se l'atmosfera è per ora di LAb maggiore, quindi apparentemente serena. Ma noi sappiamo bene cosa evochi quel motivo: frustrazione! Ed è quella che, forse ancora inconsciamente, avverte in cuor suo Wotan, al sopraggiungere del nipote, al quale aveva pur proclamato poco fa, da Erda, di lasciare volentieri in consegna l'eredità del mondo… 

L'avvicinarsi di Siegfried è testimoniato dal primo corno, poi dal primo clarinetto e infine dal primo flauto e dagli oboi che dapprima ritmano su una sola nota, e poi espongono compiutamente, salendo al LA naturale, il motivo dell'Uccellino, che precede il ragazzo(2). Però il pennuto(3), dopo aver svolazzato qua e là, quasi impaurito, se n'è fuggito via. Ma mentre Siegfried si rammarica della perdita della guida (pare peraltro sicuro ormai di conoscere la strada verso la sua meta, e lo canta su una variante del tema della Spada, mentre la tonalità è passata a DO maggiore) noi continuiamo a sentire in orchestra, ed anche nella voce del ragazzo, la presenza… spirituale del volatile, poiché sarà oggetto delle prime domande che il nonno porrà al sopraggiunto nipote, e poi accompagnerà la maggior parte delle esternazioni di Siegfried. 

Qui abbiamo per l'appunto un siparietto - che francamente crea una certa stasi nell'azione - con Wotan che comincia a fare all'impaziente Siegfried un sacco di domande (il che consente a Wagner, al solito, di farci udire, variati, alcuni motivi che già conosciamo). È evidente il contrasto fra l'atteggiamento (inizialmente) bonario del dio, proprio tipico di un nonno che si diverte ad interrogare il nipotino, e quello del ragazzo che invece ha la smania in corpo e non vede l'ora di arrivare alla sua meta, mal sopportando l'intrusione di un vecchio sconosciuto. Contrasto che non potrà che sfociare fra poco in aperta lite dato che Siegfried, che nulla sa del nonno, finirà per spazientirsi sempre più, fino a passare… alle vie di fatto.

W: Dove te ne vai?

S: Verso una rupe fiammeggiante, dove dorme una donna che devo svegliare. 

W: Chi ti ha suggerito di farlo? Chi di anelare alla donna? (Qui una preziosa miniatura di Wagner: Wotan canta le parole "Wer nach der Frau dich zu Sehnen" su una melodia che richiama da vicino - anche se non proprio letteralmente – quella con cui Fricka, nell'ormai lontanissimo Rheingold, aveva cantato le parole "wie an mich er zu fesseln", domandandosi come poter tenere legato a sé un marito… scostante. Pare quasi un riconoscimento di proprie colpe lontane, o un tardivo rimpianto per quella moglie di cui il dio doveva proprio essere stato innamorato, se per conquistarla aveva ceduto nientemeno che un occhio!) 

S: Un uccellino del bosco. Qui improvvisamente abbiamo un cambio di atmosfera nel dialogo: l'accompagnamento diventa secco, quasi marziale, tutto con note puntate, ma moderato nel tempo. È il cosiddetto tema della Gioia paterna, che evoca la bonarietà dei sentimenti di Wotan verso il nipote, e che sostiene le successive domande del nonno. 

W: Un uccellino certo parla la sua lingua, ma tu… come potesti capire il suo canto?

S: Grazie al sangue di un drago che io ho ucciso. Qui udiamo negli archi bassi il motivo dei Giganti e poi quello pesante e strisciante del Drago. 

W: E chi ti ha chiesto di ucciderlo?

S: Un nano svergognato, Mime. Qui è naturalmente il tema della Spada a sottolineare il ricordo dell'uccisione di Fafner.

W: E chi ha fabbricato la spada con cui lo uccidesti?

S: Io stesso: ancora non ne avrei una, se avessi aspettato quel fabbro. Udiamo qui in violini primi e violoncelli il motivo della fusione della spada, seguito da quello nibelungico di Mime, incapace dell'impresa. 

W: Ma chi aveva costruito i frammenti della spada che tu hai riforgiato?(4)

S: Questo proprio non lo so, so che senza la spada non sarei qui.

Wotan scoppia in una sonora e bonaria risata, mentre i violoncelli esalano il tema dei Wälsi! Sì, perché il dio non può non compiacersi delle qualità di uno della sua schiatta.

Ma invece l'ignaro Siegfried la prende come uno sfottò, e quindi emette una specie di ultimatum: parla e indicami la strada, oppure scansati! Il tempo musicale si è fatto più stretto e mosso, ma l'oboe, poi clarinetti, violini secondi e violoncelli reiterano il tema dei Wälsi.

Wotan, rispondendo sul motivo della Gioia paterna, cerca ancora di trattenerlo, con l'argomento che a un vecchio si deve rispetto, ma per Siegfried questa è come benzina sul fuoco: lui nella sua vita di vecchi ne ha avuto già uno e gli è bastato e avanzato (chi sia costui lo sappiamo bene, ma Siegfried lo deve far sapere a Wotan, e così in orchestra udiamo la mielosa cantilena del Mime falso-educatore) e potrebbe far fare la stessa fine anche a lui. 

Poi però Siegfried si avvicina al vecchio e la curiosità lo spinge a fare a sua volta domande, accompagnato da varianti del tema dell'Uccellino, e poi dal tema dei Wälsi: perché porti quel cappellaccio? 

Gli accordi del Viandante sorreggono la risposta di Wotan: il cappello a larga tesa serve a chi viaggia per ripararlo dal vento. Qui appare, dapprima quasi furtivamente, in SOLb, il tema del Walhall, che accompagna l'inizio della successiva domanda di Siegfried: E perché ti manca un occhio? Forse te lo ha cavato qualcuno cui volevi sbarrare la strada? Attento a non perdere anche l'altro!

Ora il tema del Walhall si presenta più chiaramente, dapprima in MIb e alla fine in DO maggiore, a sorreggere la risposta di Wotan, davvero sibillina (infatti Siegfried ci fa sopra una risata): con l'occhio che mi manca, tu stai guardando quello che mi è rimasto!(5) 

Siegfried ormai sta perdendo le staffe, ride di cuore ma contemporaneamente non usa mezzi termini: o mi indichi la strada, oppure ti tolgo di mezzo io con le cattive!

Wotan qui ha uno dei suoi ormai continui cambiamenti d'umore, certificato dal clarinetto basso e dalle viole, che sbottano con il tema del Malcontento! Adesso lui fa l'offeso, quasi accusando l'inconsapevole nipote di ingratitudine. Mentre il suo Malcontento imperversa, lui non ha il coraggio di svelare chiaramente la sua identità a Siegfried (certo, ne deve rispettare scrupolosamente il libero arbitrio!) o comunque lo fa in modo assai criptico, per sottintesi che il ragazzo certo non è in grado di afferrare (oppure ancora sta solo rimuginando tra sé e sé). È questo un ennesimo indizio della condizione schizofrenica del dio, per il quale Siegfried rappresenta l'unica speranza, o quanto meno la soluzione meno tragica dei suoi crucci, ma a cui lui non si può rivelare apertamente, pena il mandare all'aria tutto quanto. 

A Siegfried – lui che ne sa di tutti i piani e le macchinazioni che passano sopra la sua testa? e non deve saperli! - ovviamente interessa raggiungere la sua meta, e allora si fa sempre più insistente. Mentre il tema del Malcontento non cessa di farsi udire, Siegfried chiede a Wotan di scansarsi, perché lui possa andare a scoprire la donna (si ode il tema del 
Canto delle Figlie del Reno!) lassù dove gli aveva indicato l'Uccellino, che ora è volato via.

E qui Wotan prorompe improvvisamente(6) in una minaccia autoritaria: la tua guida è scappata per evitare i corvi, di cui io sono il signore!(7) Il tema della Punizione (udito nella Walküre) si erge minaccioso, seguito da quello sempre protervo del Patto, in tromboni e trombone basso.

Mentre il tema del Malcontento sembra moltiplicarsi all'infinito, al sempre più sorpreso Siegfried Wotan si presenta come il custode della rupe, affermando di avere Brünnhilde in suo potere e di non permettere ad alcuno di avvicinarla: ne andrebbe della sua stessa potenza e autorità(8). E indica il fuoco che sempre più si sta diffondendo lì intorno. I temi di Loge e poi dell'Incantesimo cominciano a farsi largo, e fra poco invaderanno tutto lo spazio… sonoro. Ma ora anche il tema della Cavalcata e quello della Magìa del sonno si fanno udire, perché sappiamo chi è che giace là in alto. 

Wotan cerca di impaurire Siegfried indicandogli il fuoco che dilaga e che tra poco lo avvolgerà per distruggerlo. Ma il ragazzo, lo sappiamo, non conosce la paura ed è deciso a tutto. Mentre la tromba innalza il suo tema, su spezzoni di quello dell'Uccellino e poi del
Canto delle Figlie del Reno, intima per l'ennesima volta a Wotan di scansarsi, e finalmente al dio non resta che opporgli la lancia, su un tremendo calare del Patto. 

Ma ancora è il Malcontento ad occupare la mente di Wotan, cui non resta che l'ultima, orribile minaccia: attento a te! questa lancia ha già una volta spezzato la spada che stai impugnando! (ancora il Patto.)

Siegfried, che continua ad ignorare la vera identità di Wotan, lo giudica perciò il nemico e assassino di suo padre (tema dei Wälsi) che lui non vede l'ora di vendicare. 

Wotan compie lo stesso gesto con il quale, nel second'atto della Walküre, aveva mandato in pezzi la Nothung di Siegmund(9). Ma questa volta il risultato si ribalta: accompagnato e sorretto dal tema dei Wälsi, Siegfried si fa avanti spavaldamente, e ora è l'asta della lancia di Wotan a infrangersi come una cannuccia sotto il fendente della Nothung di Siegfried, su un tremendo LA di tutta l'orchestra. 

"A ciascuno il suo…" Proprio come nella Walküre fu quello della Spada del padre, qui è il tema del Patto (e della Lancia) ad essere spezzato brutalmente, accompagnando i brandelli dell'asta che cascano per terra, ai piedi del nonno, sconfitto dal nipotino terribile.(10)

Il mirabile, quanto terribile arco melodico formato dall'ascendente tema delle Norne e da quello calante del Crepuscolo – in un rabbrividente tremolo di violini e viole, sul cui culmine, a mò di zeppa, si posano gli arcani accordi dei fiati - incornicia le ultime, ma proprio ultime(11) parole che udiamo dalla bocca di Wotan: "Vai, io non posso trattenerti!" 

Ma intanto è arrivato il momento giusto per fare qualche considerazione sulle due armi, che tanta importanza e tanti significati hanno nel Ring, e poi sulla figura di Wotan, che non incontreremo mai più di persona.
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Note:
1. Monddämmerung (alba/crepuscolo lunare) reca la maggior parte dei libretti e delle partiture in circolazione. Talvolta però si trova anche Morgendämmerung (l'albeggiare). In effetti non c'è poi tanta differenza: in ogni caso siamo verso la fine della notte, visto che fra non molto (dopo l'ascesa di Siegfried sulla rupe avvolta dalle fiamme) ci troveremo in pieno mattino.
2. Avevamo lasciato Siegfried rincorrere il volatile in un pomeriggio inoltrato. Ora lo ritroviamo qui a notte fonda (anzi verso la fine della notte): deve aver vagato quindi per parecchie ore e quasi per un'intera notte. Se teniamo presente che lui (con Mime) aveva viaggiato anche nella notte precedente (per raggiungere la tana di Fafner) dobbiamo dedurre che il ragazzo sia sveglio (con pochi tratti di riposo sotto il tiglio) ininterrottamente da quasi 48 ore!
3. Wagner aveva bisogno di ambientare la prima scena in piena notte, per accentuarne la tinta drammatica. Questo particolare però rende meno verosimile che Siegfried abbia potuto seguire per ore e ore nottetempo un uccellino svolazzante, per quanto possa trattarsi di un usignolo… superdotato.
4. L'accenno da parte di Wotan a questo particolare (i frammenti di una preesistente spada) dovrebbe far sospettare a Siegfried che il suo interlocutore la sappia assai lunga… invece il ragazzo è talmente ingenuo che non ci fa mente locale.
5. Se Wotan intende qui alludere alla sua ascendenza sul ragazzo, sta usando un'espressione poco corretta: Wotan cedette un occhio per avere Fricka, che con Siegfried nulla ha a che spartire, sul piano cromosomico!
6. Questa è l'ennesima virata d'umore di 180° di Wotan, che poco prima aveva confidato ad Erda di benedire l'unione dei due giovani. Cercheremo fra poco di capirne il perché.
7. Qui per la prima volta abbiamo notizia dei corvi di Wotan: i mitologici Huginn e Muninn di Odin; ne riparleremo nel Götterdämmerung, quando torneranno in tre diverse occasioni: per ora ci limitiamo a segnalare la forzatura – utilissima perché aggiunge alla scena un tocco drammatico - che Wagner compie, attribuendo ai corvi prerogative "poliziesche" (nei confronti dell'Uccellino, nella fattispecie) mentre nell'Edda essi hanno esclusivamente il ruolo di "osservatori delle vicende umane" e di "informatori degli dei", riguardo ad esse.
8. Nei (pochi) momenti di lucidità, Wotan riconosce il pericolo per lui rappresentato dalla figlia, che sa tutto.
9. Wotan, che ha appena benedetto solennemente – da Erda - l'impresa di Siegfried, adesso sta cercando di farla fallire. È uno dei tanti sintomi della sua schizofrenia, come vedremo più avanti.
10. Questa è per davvero "la caduta di un regime", e non per nulla la sua ambientazione musicale verrà da Wagner ripresa quasi alla lettera alla fine dell'Atto II del Parsifal, al momento di rappresentare la rovina, materiale e morale, di Klingsor e del suo "castello".
11. Poche altre parole di Wotan verranno riferite da Waltraute alla sorella Brünnhilde, in Götterdämmerung.
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Helle Flammen scheinen in dem Saal der Götter aufzuschlagen. Als die Götter von den Flammen gänzlich verhüllt sind, fällt der Vorhang.
(Chiare fiamme sembrano prorompere nella sala degli dèi. Come gli dèi sono dalle fiamme totalmente avvolti, cade il sipario.)
(Götterdämmerung – L’ultima immagine del Ring)
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fram sé ec lengra um ragna röc (da lontano scorgo il destino degli dèi)
(Edda Poetica – Völuspá - Profezia della Veggente)
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orð mér af orði orðs leitaði (parola da parola mi condusse a parole)
(Edda Poetica – Hávamál – Píslir og rúnir, Discorso Runico di Odin)
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Il principio degli esseri è l'infinito… in ciò da cui gli esseri traggono la loro origine, ivi si compie altresì la loro dissoluzione, secondo necessità: infatti reciprocamente scontano la pena e pagano la colpa commessa, secondo l'ordine del tempo... (Anassimandro, 600 A.C.)
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L'"intento" degli dèi sarebbe compiuto quand'essi giungessero ad annullarsi nella creazione dell'uomo, quando cioè essi si spogliassero d'ogni influsso immediato sopra la libertà della coscienza umana. (RW: Abbozzo in prosa del 1848)
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La tetralogia L'Anello del Nibelungo può considerarsi un'epopea cosmogonica la cui prima e la cui ultima parola è l'elemento assoluto manifesto e pensabile come «acqua» ed esprimibile come «musica» cioè suono del beato silenzio: è l'enorme pedale in MI bemolle, di cui la tonica isolata è sostenuta per molte battute, al principio della prima Giornata del dramma, L'Oro del Reno, ed è la frase finale di due battute sull'accordo di terza di RE bemolle, al termine dell'ultima Giornata, Il Crepuscolo degli dei. (Augusto Hermet 1889-1954 - “La Parola Originaria”)
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…musica che è già in sé drammaturgia assoluta e autosufficiente, e chi ha un barlume di intelligenza sa che la musica è prima del mondo, e che è il mondo a modellarsi sulla musica… (Quirino Principe)

Perchè Wagner va studiato

Rossini, Donizetti, Bellini, Verdi (in buona misura) si possono godere senza particolari prerequisiti (studi di musica o musicologia): un buon “orecchio” e un minimo di predisposizione sono più che sufficienti per apprezzare le loro opere e godere delle infinite “perle musicali” che contengono. Poi, lo studio servirà certamente ad approfondire i particolari delle composizioni, i retroscena, i nessi causa-effetto, e in fin dei conti ad apprezzare ancor più e meglio quelle opere.

Con Wagner la cosa non funziona proprio, così come difficilmente funziona – nel campo della musica strumentale – con Mozart o Beethoven o Bruckner, per fare solo qualche nome. È francamente difficile poter comprendere ed apprezzare fino in fondo una sinfonia di Beethoven, se non si ha un minimo di conoscenza delle forme musicali, del linguaggio sinfonico e, soprattutto, del “programma interno” che sta alla base della composizione. Senza di questi, si potrà magari godere una frase musicale particolarmente accattivante (come accade, per dire, ascoltando un balletto di Ciajkovski o un walzer di Strauss) ma difficilmente si potrà raggiungere quella particolare condizione di piena e completa “conoscenza-coscienza” di quell’opera d’arte.

Le opere di Wagner (parlo qui delle sette ultime, Ring, Tristan, Meistersinger e Parsifal, ma in qualche misura ciò vale anche per Lohengrin) sono un insieme inscindibile di poema, musica e didascalie di scena, insomma: tutto ciò che troviamo scritto sulla partitura. E quindi: limitarsi ad ascoltare la musica, senza comprendere le parole che vengono cantate (o declamate) fa correre il rischio di non capir nulla (come minimo) e di annoiarsi, quando non addirittura di cadere in uno stato di esasperazione e maledire Wagner per il resto dei propri giorni, rifiutando ogni e qualunque successivo contatto. Sì, perché Wagner non scrive “musica che si serve di parole (più o meno pertinenti) per manifestarsi”; ma si esprime in parole-musica, un insieme del tutto inscindibile. Allo stesso modo, per un regista o scenografo, ignorare – o, peggio ancora, contraddire – le didascalie poste da Wagner in partitura, significa ignorare o addirittura stravolgere le intenzioni dell’autore, e distorcerne totalmente il pensiero e il messaggio artistico.

Il Ring (“L’Anello del Nibelungo”, detto volgarmente “Tetralogia”, essendo costituito da quattro opere) è certamente l’esempio più completo e palpabile della wagneriana “Gesamt-Kunst-Werk” (Opera d’Arte Totale).

daland

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