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18 feb 2013

4.3.3.7 Siegfried, Atto III, Scena III – Lucente amore, ridente morte!


Anche il cammino di ritorno di Brünnhilde dalla più profonda angoscia al suo definitivo abbandono tra le robuste braccia di Siegfried è caratterizzato da una lenta evoluzione, che si può schematicamente suddividere in due stadi principali.

Dapprima l’accettazione di un amore, per così dire, platonico, tutto intellettuale, in uno scenario che vedrebbe la ex-valchiria nel ruolo di semplice “musa ispiratrice” di Siegfried, ma che escluderebbe ogni e qualsivolglia contaminazione e contatto carnale: insomma, una Brünnhilde che non sarebbe più divina, ma nemmeno diventerebbe pienamente umana. 

Ma poi, dietro le montanti, poderose e precisamente carnali insistenze di Siegfried, il crollo di ogni resistenza e la decisione di abbandonarsi totalmente all’amore pieno (quindi innanzitutto carnale!) e di essere donna fino in fondo, accettando anche tutti i rischi che a questa decisione sono strettamente connessi.  

La voce grave, isolata, del clarinetto basso riprende il FA# su cui Brünnhilde aveva chiuso la frase (“Sieh' meine Angst!”) e canta un breve recitativo, chiudendolo sul SI; la qual nota diviene dominante del MI maggiore sul quale udiamo un tema dall’andamento dolce e sognante, un tema che è nuovissimo per il Ring, ma che Wagner aveva in serbo da parecchio, avendolo impiegato anni addietro per farci un tempo del suo quartetto – detto “di Starnberg” poichè colà ideato, anche se mai compiuto - dedicato a Cosima, ai tempi dell’inizio della loro relazione, ancora extraconiugale(1).

È il tema cosiddetto della Pace(2), il sentimento che ora, quasi improvvisamente, sta subentrando in Brünnhilde all’angoscia che l’aveva poco prima attanagliata. I primi violini, contrappuntati dai violoncelli con un vago ma significativo richiamo al motivo del Sonno sulla sottodominante, lo presentano in tonalità di MI maggiore (quella che in musica rappresenta convenzionalmente proprio la pace e la serenità) con la sua caratteristica di muoversi dalla dominante (SI) alla tonica per tornare continuamente alla dominante, attraverso terzine ascendenti ed evocando uno scenario di tranquillità, di equilibrio, di pace per l’appunto. Notiamo però un particolare inquietante, fra la quarta e la quinta battuta: quella caduta di settima (MI-FA#) che abbiamo già più volte associato al concetto di amore, ma anche a quello di amore maledetto: insomma, un’ombra che comincia ad allungarsi su quello scenario apparentemente idilliaco?

Brünnhilde – al colmo della commozione , ci dice Wagner - riprende il motivo in tonalità minore, sulle parole “Ewig war ich, ewig bin ich…”, io fui eterna, ed eterna sono(3), e lo sono per te, per il tuo bene (“zu deinem Heil!”): una specie di sguardo non triste, ma languido, protettivo, verso quel ragazzo da lei tanto amato quando ancora era un micoscopico embrione, e poi sognato quasi come un messìa.

E non a caso proprio ad una specie di messìa lei si rivolge subito dopo, con quel “O Siegfried! Herrlicher! Hort der Welt! Leben der Erde! Lachender Held!“(4) e lo fa sul nuovo motivo detto di Siegfried erede della potenza del mondo(5), un motivo in LAb che si impenna, a partire dalla mediante abbassata (SI) fino su alla tonica, passando per mediante (DO) e dominante (MIb): e da lì torna, attraversando i gradi della triade, sul LAb sottostante, da cui risale alla dominante MIb per degradare alla sopratonica SIb. Ma il prodigio di questa sua prima apparizione sta nel violento stacco modulante, chè a quel LAb maggiore si arriva repentinamente dal precedente MI minore (relativa di SOL) la cui dominante SI, raggiunta sulla parola “Heil”,  diventa la mediante abbassata da cui il nuovo motivo si diparte.

Lasciami, lasciami, continua Brünnhilde, non avvicinarti con quella bruciante intimità, non stritolare colei che ti ama (siamo tornati a MI minore). E chiude questa esortazione imitando il motivo della Collera di Fricka, una specie di spauracchio, di inconscio timore di un qualche castigo incombente. Poi si passa al SOL maggiore, dove il tema di Siegfried erede della potenza del mondo (nei violini) introduce quello della Pace, appena variato, sul quale la ragazza domanda a Siegfried se mai egli si sia specchiato nelle acque calme di un ruscello, contemplando la sua immagine. Bada bene, gli dice, se tu smuovessi le acque, la tua chiara immagine ne verrebbe distrutta! E i fiati storpiano il tema di Siegfried erede della potenza del mondo, proponendocelo in un DO maggiore che vira sinistramente al minore, sulla reminiscenza – ancora – della Collera di Fricka!  

Perciò non mi toccare, non turbarmi, prosegue Brünnhilde, mentre l’atmosfera si fa più tranquilla e dal MI minore si passa al maggiore. Qui abbiamo il mirabile connubio fra i due temi della Pace e di Siegfried erede della potenza del mondo: il secondo nel flauto, il primo nei violini e nel canto di Brünnhilde, che invita Siegfried ad essere felice e beato semplicemente specchiandosi in lei. E lo fa con un’ardita modulazione a DO maggiore, sulle parole “ein Held! O Siegfried! Leuchtender Spross!” cantate sul secondo tema (con salita al DO acuto, su “Leuchtender”) che sfocia nel primo, mentre l’orchestra li contrappunta con il tema del Sonno, quasi a significare che Brünnhilde vorrebbe tornare in letargo, sognando il suo eroe, invece di goderselo completamente e materialmente.

Àmati, conclude (sul tema dell’Enigma!) e lasciami, con l’armonizzazione che torna a MI maggiore, mentre il flauto ancora esala il tema del Sonno.

Ora tocca al sempre più arrapato Siegfried rispondere, mentre l’atmosfera si surriscalda e cangia a LA minore, quindi fugacemente a FA maggiore (sulla sottodominante SIb) e infine a LAb maggiore: ma è te che io amo! ah, se tu mi amassi! io non sono più padrone di me, potessi possederti! E il tema della Gioia d’amore si scatena trasfigurando fin quasi a dilaniarlo quello del Sonno. Sì, perché ora Siegfried riprende e ribalta la poetica immagine del ruscello-specchio richiamata poco prima da Brünnhilde: in te vedo acque che scorrono impetuose, ed io ardo dal desiderio di buttarmi in quelle acque per ristorare la vampa che mi divora!

Siegfried ha cantato qui, in LAb, una melodia che sale ripetutamente alla dominante per chiudere splendidamente sulla tonica acuta. Da cui – sul verso “oh, dass seine Wogen…”, o se le sue onde… - scende cromaticamente (SOL-FA#-MI) per modulare a LA maggiore, tonalità dove Siegfried canta il tema della Pace (con quello del Sonno, negli strumentini, a far da contrappunto) ma con piglio fiero e baldanzoso (evitando la tonica…) e pronunciando le parole “mich selig verschlängen, mein Sehnen schwänd' in der Fluth!”, me beato inghiottissero, e sparisse nel flutto il mio bramare!

Insomma, per Siegfried la pace e il sonno si trovano solo nella totale immersione nel rapporto amoroso con la donna. Ed ecco che sull’ultima parola di Siegfried (Fluth) il LA diviene mediante di FA e proprio in FA maggiore si dispiega il maestoso tema dell’Eredità del mondo, che sorge in legni e violini e sfocia in quello del Saluto d’amore, con le due arpe ad impreziosirli, mentre Siegfried implora: risvegliati, Brünnhilde, veglia, o fanciulla!

Modulando a SIb, è il tema dell’Estasi d’amore ad accompagnare le parole di Siegfried: “Lache und lebe, süsseste Lust!”, ridi e vivi, gioia dolcissima! E poi, la triplice, drammatica invocazione “Sei mein! Sei mein! Sei mein!” che tocca dapprima il MI, poi il SOL e infine il LAb, sul quale ancora si dispiega in oboi e clarinetto il tema del Saluto d’amore!

Brünnhilde è ormai vicina alla definitiva capitolazione. Cerca ancora con dolcezza, ma con sempre minor convinzione (sembrerebbe) di indurre Siegfried ad accettarla solo spiritualmente e lo scambio di battute fra i due è emblematicamente sottolineato dall’orchestra in modo diverso: tempo calmo per la ex-valchiria, accompagnata dalle arpe; tempo affrettato per Siegfried, sostenuto da veloci terzine dei violini. Brünnhilde: ma tua sono stata da sempre (su uno spezzone del Saluto d’amore); e allora sìilo proprio adesso! la incalza Siegfried. Io sarò tua per sempre, replica lei, richiamando il dolcissimo tema dell’Amore!

E allora devi esserlo oggi! reclama Siegfried, modulando a SOL maggiore, sempre accompagnato dalle spasmodiche terzine dei violini. E porta il suo affondo conclusivo: abbracciandola appassionatamente canta: senti come ti stringo, come i nostri petti palpitano e i nostri respiri si incontrano, occhi negli occhi, bocca su bocca… Virando a DO maggiore, è il tema dell’Eredità del mondo ad accompagnare l’ultima parte dell’esternazione di Siegfried: ecco ciò che tu sei per me; e poi l’Estasi d’amore:  ecco ciò che sei stata e sarai!

Brünnhilde è ormai, e finalmente, vinta! Se ora son tua? si chiede, accompagnata dal corno inglese sul tema dell’Enigma del destino; quel destino che lei per prima aveva evocato al padre di Siegfried nell’ormai remoto passato della Walküre; e che era calato su di lei con il bacio narcotizzante di Wotan e il fuoco protettivo di Loge, al momento del suo sprofondare in quel sonno da cui ora lei avverte doversi risvegliare del tutto, fino alle estreme conseguenze. Quel destino, insomma, che adesso comincia a compiersi ineluttabilmente – nel bene e nel male! - anche per lei e per Siegfried.   

Quanto lei si era sottratta, persino violentemente, al primo assalto di Siegfried, tanto più ora lei lo asseconda, stringendolo a sé quasi con furia (heftig)!(6) Anche il suo canto ora si agita, tacciono le arpe e invece imperversano i violini, mentre lei esterna senza più reticenze il tumulto che scoppia nel suo animo.

Ancora ripete, sul tema dell’Enigma, la domanda retorica: se ora son tua? L’orchestra quasi ammutolisce, si odono solo un clarinetto e un flauto intercalare con cupi richiami del Saluto d’amore le domande di Brünnhilde, che chiede a Siegfried se lui non sia accecato dal suo sguardo, stritolato dal suo abbraccio, arso dal suo fuoco (violoncelli e contrabbassi mormorano qui addirittura il tema del Drago, quasi a mettere paura al ragazzo!) E mentre i corni esplodono il tema della Cavalcata, chiude la sua esternazione quasi con una… minaccia: “Non temi tu, Siegfried, non temi tu la donna che selvaggiamente infuria?” e lo canta sul tema del Grido di guerra delle Valchirie, mentre i corni ancora contrappuntano con quello della Cavalcata.

L’ultimo verso di Brünnhilde (“das wild wütende Weib?”) è cantato però sul tema di Siegfried, ripreso da corni e violoncelli, mentre il ragazzo non crede alle proprie orecchie, resta per un attimo quasi sgomento e poi non sa più trattenere la gioia per l’agognata conquista. Sempre sul suo tema (ripreso due volte a distanza di un tono intero, prima SI poi LA) ripete concetti già espressi in precedenza: l’accendersi di torrenti di sangue, lo struggersi di sguardi, lo stringersi di braccia… Infine, lasciando momentaneamente la stretta, ammette di aver di nuovo dimenticato la paura, che Brünnhilde gli aveva appena insegnato. E lo canta accompagnato dall’insistito MI dell’oboe, che gli ricorda il tema dell’Uccellino (la cui profezia ora si sta compiutamente avverando!) sulla cadenza del quale (salita da dominante a tonica, a mediante e discesa alla sopratonica, in MI maggiore) Siegfried esterna la sua incontenibile gioia.

Brünnhilde riprende il FA# di Siegfried e reitera il suo Grido di guerra, inneggiando “O kindischer Held! O herrlicher Knabe!“, mentre fagotti e violoncelli ancora “cavalcano” il suo tema di Valchiria.  Poi su “Du hehrster Taten töriger Hort!“ si slancia in un balzo che la porta al SI acuto. Adesso, modulando a DO maggiore, per quattro volte ripete il termine “Lachend”, ridendo, per esprimere quattro proponimenti, caratterizzati quasi da schizofrenia da ubriacatura d’amore: i primi due cantati sul tema dell’Estasi d’amore (“ti debbo amare”, “mi voglio accecare”) e poi “lasciamoci rovinare” e “andiamo a perdizione”.   

Qui inizia propriamente la stretta finale, ed è un ultimo, vero e proprio duetto all’italiana! È un nuovo motivo ad introdurlo e a sostenerlo continuamente: il tema cosiddetto della Decisione d’amare. Sempre in DO maggiore, sono coppie di corni a proporcelo, con suoni ben decisi e tenuti, senza legato (come prescrive la dinamica): otto semiminime che scendono come a balzi i gradi della scala diatonica, dal sesto al terzo, su al quinto, giù al secondo, su al quarto, giù al sesto; e poi due crome (secondo-terzo) seguite da tre semiminime (quarto, terzo, secondo); ancora due crome (terzo-quarto) e la semiminima sul quinto.
   
Su questa prima esposizione Brünnhilde aveva concluso il suo ultimo Lachend, che Siegfried ha ora ripreso (“Lachend erwachst du Wonnige mir”, sorridente tu ti sei svegliata  per la mia gioia). I corni ripetono la Decisione d’amare, questa volta sviluppandola ulteriormente, mentre i due giovani cantano in contrappunto le rispettive pulsioni: lei che manda a quel paese addirittura il Walhall (e in modo assai più sprezzante di quanto non avesse fatto Siegmund, al momento di rifiutare proprio le sue profferte) augurandosi che cada in polvere; lui che si bea di lei che vive e sorride… Sul Saluto d’amore, che nei fiati e nei violoncelli contrappunta la Decisione d’amare, adesso lui saluta il giorno che li illumina, mentre lei rincara la dose contro gli dei, cui dà un definitivo addio. Lui inneggia al sole che risplende per loro, lei augura una fine gioiosa alla schiatta degli dei. Ancora lui che saluta la luce che ha sconfitto le tenebre, lei che invita le Norne a spezzare il filo della storia. Lui che saluta il mondo dove lei vive, veglia e gli sorride, e lei che si augura il crepuscolo degli dei e le tenebre in cui verranno annientati!

Ma adesso arriva il momento della pienezza dell’unione fra due corpi, prima ancora che fra le anime. Brünnhilde canta “Mir strahlt zur Stunde Siegfrieds Stern“, mi raggia in quest'ora la stella di Siegfried, sul motivo dell’Eredità del mondo, doppiato dall’oboe, mentre Siegfried, sull’Estasi d’amore, canta “Prangend strahlt mir Brünnhildes Stern!”, mi raggia e splende di Brünnhilde la stella! Sul SOL di “Stern” tenuto da Brünnhilde per cinque battute, Siegfried ora intona il motivo della Decisione d’amare, cantando “Sie ist mir ewig, ist mir immer, Erb' und Eigen, ein' und all'”, per me eterna, sempre per me, retaggio e possesso, uno e tutto; Brünnhilde lo imita immediatamente, ripetendo lo stesso motivo e le medesime parole, ovviamente al maschile.

Ora non resta davvero che l’apoteosi, sostenuta da un’autentica orgia orchestrale. “Leuchtende Liebe, lachender Tod”, lucente amore, ridente morte!, cantano per terze i due innamorati; fiati e violini rispondono con l’Estasi d’amore, mentre quattro corni, con l’appoggio del clarinetto basso e dei fagotti, esplodono l’Eredità del mondo; ancora il “Leuchtende Liebe” a canone largo nelle voci, sul motivo dell’estasi contrappuntato dall’Eeredità del mondo e, in fagotti ed archi bassi, dal tema di Siegfried! Poi il “Lachender Tod” insieme nelle due voci, quindi ancora “Leuchtende Liebe” con l’Estasi d’amore contrappuntata dal tema di Siegfried e da quello dell’Eredità del mondo, il quale sale ora a raccogliere l’ultimo, strepitoso, “Lachender Tod” cantato in unisono dalle due voci, con quella del soprano che stacca un grandioso DO acuto.

Da qui è solo suono, anzi, putiferio di suoni! Frammenti dell’Estasi d’amore e dell’Eredità del mondo si mescolano in ondate successive, poi anche la Decisione d’amare si fa sentire in fagotti, tromba, tromboni e archi bassi, ora assai enfatica, con tempi raddoppiati (minime anziché semiminime) prima che l’Eredità del mondo chiuda, dopo una corona puntata sul SOL, con uno schianto generale di DO maggiore. 

E in effetti è il mondo intero che sembra proprio appartenere (così come avvertono regolarmente tutti i giovani innamorati!) ai due eredi di… Wotan. Ma non è a sproposito che, accanto al “Lucente amore”, il mago Wagner – che doveva saperla davvero lunga sui casi umani – metta in bocca ai due, proprio come suggello alla loro sconfinata quanto irresponsabile felicità, la ”ridente morte!”
___
Note:
1. Tema poi inserito, con altri, anche nel Siegfried-Idyll, pezzo cameristico composto in occasione del 33° compleanno di Cosima e in omaggio al loro figlio maschio, nato 18 mesi prima. 
2. Teodoro Celli fa notare la notevole rassomiglianza – del tutto casuale peraltro - con il motivo (là in MIb) che regge la (pelosa, ad esser sinceri) dichiarazione d’amore di Marina a Dimitri (“O Zarevich, te ne scongiuro, non condannarmi per le mie parole crudeli”) alla fine dell’atto “polacco” del Boris, composto da Musorgski più o meno nello stesso periodo in cui Wagner completava Siegfried.
3. Vogliamo qui perdonare a Brünnhilde questa forse inconsapevole piccola bugia? Lei in realtà sa benissimo di non essere (più) immortale.
4. O Siegfried! Splendido! Tesoro del mondo! Vita della terra! Eroe ridente!
5. Anche questo viene dal frammento del quartetto di Starnberg.
6. Bisognerà pur ammettere che Brünnhilde cede a Siegfried puramente a fronte delle di lui insistenze di natura carnale, non certo perché convinta da chissà quali ragionamenti metafisici! 

15 gen 2013

4.3.3.6 Siegfried, Atto III, Scena III – La crisi di Brünnhilde.


Dopo averci magistralmente raccontato dell’autentica paura(1) che un selvaggio ed ingenuo adolescente prova nel trovarsi di botto e per la prima volta di fronte al diverso da sè,  quel  Freud-ante-litteram che risponde al nome di Richard Wagner passa ora a spiegarci lo stato d’animo - che non è tanto di paura, quanto di profonda tristezza (per non dire di angoscia) – che caratterizza la donna di fronte alla prospettiva della perdita della verginità.(2)

Però la diversa reazione di Brünnhilde è anche determinata dal suo essere sapiente, legato alla traumatizzante esperienza da lei vissuta dapprima nel venir messa a parte di tutti i segreti, i problemi e le ansie cosmiche del padre, e poi nello scoprire – in Siegmund e Sieglinde - il potere supremo dell’amore umano e allo stesso tempo la pericolosità che ad esso è strettamente legata.(3)

Ah, com’era bello e facile – perché non gravato da alcuna responsabilità – il tempo in cui lei scorrazzava sul suo destriero volante sopra i campi di battaglia per scegliervi i migliori eroi caduti, da trasportare su al Walhall! Ed è proprio la vista di soggetti e di oggetti che ne avevano popolato la vita da adolescente – anteriore cioè a quella sua “presa di coscienza” di fronte a Wotan e poi a Siegmund - che innesca la crisi di Brünnhilde, di cui ora assisteremo al precipitare, mentre Siegfried non farà che accendersi sempre di più di desiderio carnale per la donna, fino a “metterle le mani addosso” e a provocarne una reazione tanto inaspettata quanto violenta. 

C’è un continuo “crescendo” nella mutazione dello stato d’animo di  Brünnhilde, che passa dalla gioia incontenibile provata dopo il risveglio all’angoscia per il futuro che lei – un tempo semi-divina - dovrebbe ora vivere da semplice “donna”. Ed è un crescendo che passa inizialmente da tre tappe ben precise.  

Dapprima lei, incurante dell’agitazione che ha invaso l’animo di Siegfried (che le sta dinanzi quasi con la bava alla bocca) volge lentamente e dolcemente lo sguardo verso Grane, che si è anche lui risvegliato, evidentemente per simpatia con la padroncina(4). Qui il suo atteggiamento sembrerebbe ancora orientato alla gioia, come testimoniano il motivo dell’Estasi d’amore che accompagna le sue parole “wie weidet er munter, der mit mir schlief!” (come pascola allegramente, colui che con me dormì) e quello della cavalcata. Ma l’orchestra, con il suo potere di “anticipazione” ci ha fatto ascoltare appena prima e per due volte (in violini secondi e viole, appoggiatoo su DOb e DO) nientemeno che l’incipit del tema del Malcontento di Wotan e (nel corno inglese) quello, per di più storpiato, della Fatalità ineluttabile. E la frase di Brünnhilde si chiude con i violoncelli che espongono un Saluto d’amore che vira decisamente verso il triste. Insomma, chiari indizi di una qualche ombra che sta invadendo la psiche della ragazza.

Siegfried sembra quasi non darle retta, e raccogliendo il motivo dell’Estasi d’amore continua a proclamare apertamente la sua “sete di baci”, seguito da violini primi e violoncelli che ci fanno udire una variante del motivo della Gioia d’amore.

Ma ora eccoci al secondo gradino del progressivo intristirsi di Brünnhilde: lei guarda mestamente elmo e scudo, che più non la proteggono, e rimpiange il tempo in cui li indossava e impiegava durante le sue scorribande sui campi di battaglia. E lo canta su una doppia ripetizione dell’accompagnamento orchestrale della sua precedente esternazione: motivo del Malcontento (REb-RE e poi MIb-MI) e motivo della Fatalità (stavolta nell’oboe). Ancora il Malcontento suggella il suo lamento.

Siegfried insiste (da qui la dinamica del suo canto è prescritta come feurig, ardente) su un’ennesima variante della Gioia d’amore: tu mi hai ferito il cuore e il cervello, sono io ad essere arrivato fin quassù senza scudo, né elmo (“…ich kam ohne Schild und Helm!”)(5)

Brünnhilde (“con crescente malinconia” ci avverte una nota del libretto) ora giunge al culmine della sua desolazione, sempre accompagnata dagli incisi del Malcontento:  ecco là la mia corazza, che una spada affilata ha tagliato, lasciandomi in… sottoveste, del tutto indifesa, una povera donna inerme!

Ma Siegfried sente di avere ragioni più solide: sempre sullo scatenarsi della Gioia d’amore, proclama: sono io che ho attraversato il fuoco che ti circonda senza alcuna difesa; e adesso quel fuoco (Loge qui fa capolino) mi è entrato in corpo, e sei tu che lo devi spegnere! E su queste parole le salta letteralmente addosso cercando di abbracciarla appassionatamente.

Ella dà un balzo, respingendolo con tutte le forze dell'angoscia(6) (!) Nessuno, nemmeno un dio, ha mai osato toccarmi e gli eroi si inchinavano di fonte a me: immacolata (“heilig”, un’ottava discendente, dal MIb) ho lasciato il Walhall! E su queste ultime parole sette corni, con parti divise, intonano ora in LAb la chiusa del motivo della rocca, coronata da un arpeggio ascendente del clarinetto che sosta sulla mediante DO.

L’oboe bruscamente interviene abbassando la tonalità al modo minore (DOb) poiché  Brünnhilde esplode in un lacerante lamento: ahimè, ahimè (due seste discendenti, dal MIb e poi dal MI naturale); ah, vergogna e pena! Chi mi svegliò mi ha anche ferita, ha spezzato le mie difese. Clarinetto basso, fagotti e violoncelli espongono una figurazione discendente mutuata dal tema del Crepuscolo, quello che la ragazza sente calare su di sè: io non sono più Brünnhilde!

Siegfried è proprio sbigottito e incredulo; forse, le dice, stai ancora sognando, ancora ti devo svegliare del tutto: destati, e diventa donna per me!

Ma Brünnhilde ormai è caduta in una specie di depressione psichica e fisica: mi gira la testa, sto per caso perdendo il mio senno?

Siegfried cerca di rianimarla, ricordandole che lei poco prima gli aveva detto che la sua sapienza era fondata proprio sull’amore per lui. E non a caso lo canta sul tema dell’Eredità del mondo, che aveva accompagnato quell’esternazione di Brünnhilde.

Ma ormai la ragazza è preda dei più cupi presentimenti, e a sottolineare la sua autentica angoscia sono (nientemeno!) che tre motivi a dir poco spaventevoli: (a.) quello della Disperazione di Wotan, (b.) quello della Maledizione di Alberich e (c.) quello della Collera di Fricka (più un fugace accenno alla Schiavitù…) E come sempre non sono buttati qui da Wagner per puro caso e senza ragione: essi erano comparsi insieme, come ora, precisamente all’inizio del drammatico faccia-a-faccia di Brünnhilde con Wotan (Walküre, seconda scena del second’atto); là a marcare la totale disperazione del dio, che aveva appena visto crollare miseramente il suo grande disegno, concepito alla fine del Rheingold.

Ancora una volta: è il subconscio di Brünnhilde (alimentato dalla sua sapienza) che le fa e ci fa presagire che la sua unione con Siefgried può compromettere tutto: sì, perché il ragazzo – il quale è il frutto, sia pure incolpevole, del colpevole rapporto fra Siegmund e Sieglinde, che aveva scatenato la (c.) Collera di Fricka - reca al dito l’anello su cui pesa la (b.) Maledizione di Alberich! E sarà precisamente la “contaminazione” di Brünnhilde con l’Anello ad avviare il processo di materializzazione finale della (a.) Disperazione di Wotan! Non per nulla la chiusa di questa esternazione di Brünnhilde – che si copre gli occhi con le mani - ci ricorda da vicino quella del padre, nella suddetta scena della Walküre (sull’imprecazione “Götternoth!”)   

Siegfried (che pare improvvisamente diventato uno psicologo!) cerca di convincere Brünnhilde che il suo è semplicemente un brutto sogno: le toglie le mani dagli occhi e la invita a godere della luce del giorno. E lo fa facendosi aiutare dal tema dell’Eredità del mondo e poi dalla chiusa di quello del Saluto al mondo, sul verso “sonnenhell leuchtet der Tag!”, il giorno risplende della luce solare, che chiude in SOL, su un accordo di nona sulla dominante di SIb. Per Brünnhilde quello è invece il giorno della sua vergogna: impressionante, sul “Sonnenhell”, la salita della voce al SOL# e successiva caduta al DO.

Ma dopo la parola “Schmach”, vergogna, ecco apparire - mentre la fanciulla implora Siegfried: “Vedi la mia angoscia!” - il tema della sua Giustificazione. Cosa ci può rappresentare qui? Forse comincia nell’animo della ex-valchiria a riaffiorare, appunto, la motivazione originaria delle sue azioni: la compassione per Siegmund, la decisione di disobbedire al padre, la sollecitudine mostrata verso Sieglinde e la creatura che si portava in grembo, e che ora le sta davanti? Forse si sta convincendo che la sua unione con Siegfried possa espiare la grave colpa del padre nei confronti dei due gemelli-amanti?   
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Note:
1. La “paura della vagina” ha origini millenarie, e come al solito sarà studiata e indicata da Freud – molti anni dopo Wagner! - come uno dei tanti sintomi della cosiddetta “angoscia da castrazione”.    
2. L’intero scenario è carico di simboli che rimandano al sesso e all’atto sessuale: dalla montagna di Brünnhilde circondata dal fuoco (un Venusberg post-litteram…) fino alla spada di Siegfried che vìola la corazza della donna. 
3. Anche qui possiamo individuare una chiara allegoria: la sapienza della femmina, e il suo "maturare" prima del maschio, le derivano dalla naturale quanto traumatizzante esperienza del manifestarsi del ciclo mestruale.
4. Nella Walküre Wagner si era giustamente astenuto dal fornirci particolari sull’addormentamento dell’equino in contemporanea a quello della padroncina: in quel mirabile scenario sarebbe stata davvero una pagliacciata. Nel finale di Götterdämmerung invece anche Grane avrà la sua bella evidenza, portandosi in groppa dentro alla pira infuocata la sua Brünnhilde, e condividendone l’olocausto.  
5. È chiaro qui il senso figurato dell’affermazione di Siegfried: egli era indifeso psicologicamente, del tutto impreparato ad affrontare la situazione. Nella realtà, lui è sì senza scudo, ma ha sicuramente il Tarnhelm…
6. Così Guido Manacorda traduce la didascalìa di Wagner.

2 gen 2013

4.3.3.5 Siegfried, Atto III, Scena III – Siegfried e Brünnhilde si presentano.


Ricordate il finale di Walküre? Quando Brünnhilde, sul punto di venire addormentata da Wotan, lo implora che solo un eroe libero e senza paura (“…dass nur ein furchtlos freiester Held…”) la possa in futuro risvegliare? Bene, là aveva cantato quelle parole sul tema di… Siegfried! Indovinate adesso su quale tema ha posto la domanda: “Wer ist der Held, der mich erweckt'?”, chi è l’eroe che mi ha risvegliata?  

Tutti i legni più una tromba si scatenano in un martellante tappeto sonoro (semicrome alternate ad altre in terzine) sul MI maggiore, che poi modula a dominante di LA, mentre Siegfried, insieme ai corni che reiterano, se possibile ampliandolo, il suo tema, si presenta: io ho attraversato il fuoco; io ti ho strappato le difese; io, Siegfried, son colui che ti ha svegliata!

E Brünnhilde a questo punto, accompagnata dagli inebrianti arpeggi di biscrome di arpe e violini, completa il suo saluto: agli eterni dèi (scendendo di un’ottava, dal LA acuto passando per MI e DO#) al mondo (dalla dominante sottostante MI al LA al DO naturale) e alla terra, tornando a DO maggiore e salendo al SOL con successivo appoggio sul FA, in un gigantesco crescendo orchestrale. Mentre i violini completano il Saluto al mondo, lei si compiace che il suo sonno abbia avuto finalmente termine e che il suo liberatore - Siegfried - stia proprio lì, davanti a lei.

Chiude la sua perorazione salendo al FA#, sensibile del SOL sul quale, alla faccia di tutte le pretenziose e pedanti teorie del Wagner pensatore, il Wagner musicista ci sciorina nientemeno che un primo, strepitoso duetto all’italiana, in piena regola, con tanto di terze parallele, proprio degno di Bellini o Donizetti: “Heil der Mutter”, evviva la madre che mi (ti) generò, “Heil der Erde”, evviva la terra che mi (ti) nutrì. È il motivo del Saluto d’amore (tonica, dominante inferiore, sensibile e discesa alla sopratonica) che supporta queste parole, sfociando ancora nel DO maggiore della coda del Saluto al mondo. Poi, mentre i due perdono lo sguardo l’uno nell’altra, estasiati, lascia spazio ad un nuovo motivo, detto dell’Estasi d’amore, qui esposto dagli strumentini nel tripudio dell’intera orchestra: mediante-sesta-dominante e discesa un’ottava sotto, poi risalita a sopratonica, mediante, sopratonica.

Su quel motivo Brünnhilde inneggia a Siegfried, eroe beato, risvegliatore di vita e luce vincente… Poi gli confessa, accompagnata dal motivo del Saluto d’amore, di averlo amato e protetto addirittura prima ancora che lui nascesse! Il tema dell’Eredità del mondo fa capolino sulle ultime parole di Brünnhilde (“da tanto tempo io t'amo, o Siegfried!”) per poi sfociare, nei violini, nell’inciso finale del Saluto al mondo.

E l’ingenuamente raziocinante Siegfried, che nulla conosce degli intricati retroscena del suo concepimento e delle complesse vicende che ne seguirono, ne deduce che allora lei dev’essere per forza sua madre, che non è morta come gli raccontò quel fedifrago di Mime, ma era solo addormentata! Due motivi tornano qui alle nostre orecchie in modo sbudellante, dolcemente sussurrati dai violini: quello dei Wälsi e soprattutto quello, proprio appena accennato, di Sieglinde!

Ora Brünnhilde, dopo avergli amabilmente smontato (sul motivo dell’Estasi d’amore) questa idea, lo invita ad amarla, poi gli promette di mettere a sua disposizione la sua sapienza (qui il tema dell’Enigma del destino ci insinua qualche sospetto(1) …) e infine, sul tema dell’Eredità del mondo, cerca di spiegargli perché lei è sapiente solo a causa del suo amore per lui, e lo fa imbarcandosi – di fronte al ragazzo sempre più sbigottito – nel racconto della sua personale vicenda col padre Wotan (che però per Siegfried è un autentico carneade, figuriamoci).

Così, dopo una fugace apparizione del Saluto al mondo, sul Saluto d’amore Brünnhilde spiega a Siegfried di averlo amato fin da quando fu messa a parte del pensiero di Wotan; pensiero di cui mai lei ha potuto parlare (qui il rabbrividente Presagio di morte si insinua nel clarinetto basso!(2)); pensiero che peraltro lei ha solo “avvertito” – cioè sentito nel profondo del cuore - e non positivamente “pensato”;  pensiero che però lei ha perseguito, disobbedendo a colui che lo aveva pensato; venendone così punita (tema della Punizione) solo per averlo “avvertito”, pur non avendolo “pensato” (qui il tema della Giustificazione compare a proposito nell’oboe); ma amando testardamente colui (Siegfried, appunto, sul tema dell’Eredità del mondo) che quel pensiero avrebbe realizzato(3) …

Anche se si chiude con una cadenza sul tema del Saluto d’amore, questa esternazione di Brünnhilde appare proprio come una manfrina esasperante ed insopportabile agli occhi del povero Siegfried, tanto estasiato dalla musicalità della voce di Brünnhilde, dalle sue labbra, dai suoi occhi, insomma… da tutto il suo corpo(4), quanto interdetto dal significato per lui più che oscuro di quelle parole.

E non è quindi un caso che Siegfried le risponda ribadendo – sempre accompagnato dal motivo del Saluto d’amore - la sua ammirazione, anzi propriamente la sua attrazione (viscerale e naturale(5)) per lei e al contempo la sua totale incapacità (tema dell’Enigma!) ad afferrare ciò che lei gli comunica(6).

Il motivo della Gioia d’amore, reiterato in clarinetti e fagotti, accompagna adesso l’implorazione di Siegfried alla donna: tutti i miei sensi sono disperatamente attratti da te, come posso capire dei concetti così astrusi? Tu mi hai insegnato la paura, mi hai messo addosso questa specie di angoscia!

Poi conclude (attenzione, sul tema della Rinunzia!) la sua esternazione, con quel “birg meinen Mut mir nicht mehr!” (non soffocare ancora il mio coraggio): sì, perché lui sta evidentemente interpretando quello sproloquio di Brünnhilde come un mezzo elegante che la ragazza deve aver inventato lì per lì per… defilarsi e convincerlo a rinunciare a lei!
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Note:
1. In Walküre, atto II, scena II, Brünnhilde era stata ammonita da Wotan di non far parte ad alcuno di quanto il padre era sul punto di rivelarle. Allora avevamo già insinuato che questo qualcuno altro non potesse essere che Siegfried.  
2. Vedi nota precedente, riguardo l'impegno al silenzio.    
3. Brünnhilde quindi rivela a Siegfried (che nulla ci capisce, peraltro) di essere parte di un gioco più grande di lui, anche se non gli dice quale. Domanda: sta così contravvenendo alla promessa fatta al padre?    
4. Parliamoci chiaro, il ragazzo non vede l’ora di accoppiarsi carnalmente con la vergine, e lei per tutta risposta si mette a raccontargli di fatti e persone a lui totalmente sconosciuti, incomprensibili, e di cui “nun glie ne pò ‘ffregà ‘dde meno”!
5. Non mi pare sia una bestemmia apparentare l’atteggiamento di Siegfried verso Brünnhilde a quello inizialmente tenuto da Alberich verso le Figlie del Reno nella prima scena del Rheingold: siamo in presenza del naturale istinto di esseri viventi all’accoppiamento.  
6. Il parallelo con la prima scena del Rheingold vale anche per Brünnhilde: come le Figlie del Reno, anche lei possiede una sapienza (e infatti lo ha appena ricordato a Siegfried) che la eleva un gradino al di sopra della pura e naturale animalità che caratterizza Siegfried, come il primo Alberich. Questo incidentalmente spiega quanto accadrà tra poco: la sua riluttanza a concedersi.

1 gen 2013

4.3.3.4 Siegfried, Atto III, Scena III – La sveglia, dopo… 12 anni!


Orbene, torniamo adesso dal nostro giovane eroe, che ha appena deciso di “passare dalle parole ai fatti”… e così si china sul volto di Brünnhilde, anzi chiude gli occhi e vi si lascia letteralmente cadere, a corpo morto, stampando le sue labbra su quelle della bella addormentata. 

Un’orchestra ridotta all’osso accompagna quel gesto, dapprima reiterando (viole e violoncelli) il motivo della Rinunzia, poi (clarinetto basso) intonando una variante del tema di Freia; tema che – dopo un’esalazione dell’Enigma del destino nel trombone - su un tappeto dei fiati si trasferisce ai violoncelli, poi agli oboi. Qui Brünnhilde apre gli occhi, sbattendo le palpebre e facendo rimbalzare indietro, in piedi, uno stupefatto Siegfried.

Ancora il tema di Freia dilaga adesso nelle viole, nei violini, nei violoncelli e infine ancora nei violini, che lo innalzano, su un mirabile crescendo orchestrale, fino ad un SI armonizzato sulla settima di dominante di MI maggiore. Brünnhilde ora si è rizzata sui gomiti, e contempla lo spettacolo della natura che torna a nutrire il suo sguardo.

E qui abbiamo il celebre, straordinario, Saluto al mondo! Il SI toccato poco prima si armonizza ora (con SOL e MI) a MI minore, nei soli fiati, e da lì sale al DO maggiore. I due accordi sono retti da una dinamica opposta: il MI minore parte forte e poi diminuisce; il DO maggiore parte pianissimo e poi cresce fino al forte, dove entrano le sei (!) arpe, e poi recede al piano,  per far posto alla cadenza dei primi violini, divisi a 3, che trillano sul FA# acuto e poi salgono su fino al MI sovracuto. Ci sembra proprio di avere quella sensazione di semi-accecamento che si prova riaprendo gli occhi, dopo un lungo sonno, in fronte al sole!       

Brünnhilde adesso ha alzato le braccia verso la terra e il cielo, a salutare il suo ritorno alla realtà. Lunga pausa, poi ancora l’accordo di MI minore, nel soli fiati, che stavolta vira al RE minore: anche qui dinamica analoga alla precedente, con l’ingresso delle arpe e poi dei violini che salgono fino al FA sovracuto.

Altra pausa e, partendo ancora dal SI (del MI minore) nei fiati, una velocissima scala ascendente di tutti gli archi ci riconduce a DO maggiore, dove udiamo il resto del tema del Saluto, esposto dai violini: MI-FA-SOL-SOL-FA, con stasi sul FA in tremolo, poi MI-FA-LA, fortissimo, sulla settima di dominante, da cui si scende fino al MI sottostante per risalire, nei soli violini, al SI.

Fermiamoci un attimo a considerare questo tema: come si è visto, tocca tutti i sette gradi della scala diatonica di DO (dal SI iniziale al LA sovrastante, passando per DO, RE, MI, FA e SOL) e si configura in sostanza come una mirabile allegoria musicale della Natura; allegoria analoga a quella che Wagner ci aveva proposto nel Preludio del Rheingold, là nel “mitologico” MIb, qui nel “laico” DO.(1)   

Adesso la figurazione dei quattro accordi (MI minore – DO maggiore e poi MI minore – RE minore) e la seconda sezione del tema del Saluto si ripetono quasi identiche a prima, ma ora a sostenere il canto di Brünnhilde: “Heil dir, Sonne!” (MI minore – DO maggiore) con la voce che dal MI scende al SI, sale al DO e poi sprofonda di un’ottava. “Heil dir, Licht!” (MI minore – RE minore) con la voce che scende dal MI al SI e poi sale al RE. “Heil dir, leuchtender Tag!”, dove i violini espongono il tema, mentre la voce scende di un’ottava (MI-MI) poi torna sul MI sovrastante, scende a RE-DO e risale al SOL, con il violini che completano il tema del Saluto. Un momento di grandissima emozione ed esaltazione!

“Lang war mein Schlaf”, fu lungo il mio sonno(2), esclama Brünnhilde, cantando sul motivo dell’Enigma del destino, e poi si chiede: chi è l’eroe che mi ha risvegliata?
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Note:
1. MIb e DO sono le tonalità tradizionalmente evocanti la Natura.
2. Brünnhilde ha dormito (nella penna di Wagner) per circa… 12 anni. Ma in termini di tempo scenico (cioè il tempo dei drammi del Ring) anche di più: precisamente tanto quanta è l’età di Siegfried! Il quale fu concepito (nel primo atto di Walküre) la notte precedente a quella in cui Brünnhilde fu addormentata da Wotan. Orbene, se a Siegfried dobbiamo dare almeno 16 anni, su per giù (le sue “imprese” e le sue prerogative psico-sessuali escludono che sia più giovane) e ne diamo come minimo altrettanti alla Brünnhilde che avevamo lasciato al termine di Walküre, la conclusione è che Brünnhilde adesso ha abbondantemente passato la trentina, ed avrebbe un’età precisamente doppia di quella dell’innamorato! Però ci si può porre una domanda: gli anni di sonno vanno conteggiati come vita biologica o no? Se no (supponendo che il letargo, a mo’ di un’ibernazione, le abbia bloccato totalmente l’attività biologica) Brünnhilde avrebbe ancora 16 anni, la stessa età di Siegfried… Di cui è in ogni caso “ziastra”, in quanto sorellastra (figlia di stesso padre, Wotan, e di madri diverse) di sua madre Sieglinde.

30 dic 2012

4.3.3.3 Siegfried, Atto III, Scena III – La Rinunzia: un tema controverso.


Senza pretendere di esaurire l’argomento(1), è però necessario premettere qualche considerazione generale sui Leit-motive, in aggiunta a quanto già esposto sommariamente nell’Introduzione. Come detto, essi non sono semplici etichette, ma rappresentano (meglio: evocano) aspetti della personalità degli individui, sentimenti e pulsazioni dell’animo, oppure concetti di valenza universale; come tali possiedono una precisa individualità. Per cogliere la differenza fra etichetta e sostanza (di personaggio/concetto) cominciamo col dire che una stessa etichetta può essere appiccicata a cose estremamente diverse fra loro; un esempio? uno stesso indirizzo di spedizione può essere apposto su una teca contenente un crotalo e su una cassa contenente un elefante, due animali che hanno in comune, in questo caso, null’altro se non la loro destinazione (un qualche zoo, per dire): quell’etichetta non evoca, né tanto meno descrive in alcun modo quegli animali. Viceversa, uno stesso oggetto, o soggetto, o sentimento, o concetto può essere evocato in diversi modi: dal suo aspetto fisico a quello spirituale; da come mangia a come si veste; da quali relazioni ha con altre entità a come si ripresenta in circostanze diverse; da come cresce o avvizzisce. E può essere trattato in modo positivo o per negazione, o per assurdo; e anche mediante combinazioni di tali modi.

Ad esempio, abbiamo già avuto modo di constatare come il tema che accompagna le apparizioni della Lancia di Wotan in realtà impersoni ben altro. E abbiamo concluso ciò proprio analizzando i ripetuti ritorni del tema, constatando che esso accompagna sì la Lancia (qualche volta, e comunque sempre e solo una lancia ben precisa, quella di Wotan, non qualunque altra lancia) ma anche e soprattutto si accompagna ad altro, e cioè a situazioni, esperienze, comportamenti, azioni, moti dell’animo, e così via... tutti elementi che ci portano concordemente nella stessa direzione: il Patto, cioè la Legge suprema, quindi un concetto, anzi una filosofia, un sistema di valori, e non un semplice oggetto (e così peraltro ci spieghiamo perché, coerentemente, il tema accompagni anche l’oggetto lancia-di-Wotan, che di quella filosofia e di quel sistema di valori è solo un’etichetta, un simbolo, per l’appunto.)

Sappiamo anche come un’altra peculiare caratteristica dei Leit-motive risieda nel sapiente impiego che ne fa Wagner. Il quale non si limita a citarli in stretta e puntuale relazione con la presenza scenica o testuale dei soggetti/concetti che essi rappresentano/evocano, ma li fa comparire (tipicamente in orchestra, ma anche nel canto di qualche personaggio) a mo’ di ricordo, o di ammonimento, o di preconizzazione. La musica può quindi assolvere il compito (negato alla parola) di rappresentare la sapienza cosmica (di ciò che fu, è e sarà) ed in particolare anche l’inconscio, o il subconscio, di un individuo.   

Bene, fatte queste premesse, proviamo ad analizzare il tema della Rinunzia, cominciando ad elencare le sue principali apparizioni e le relative circostanze. Già sappiamo che il tema compare per la prima volta nel Rheingold sulle parole di Woglinde: “solo chi rinuncia alla potenza dell’amore…”; poi, sempre nello stesso dramma, riappare più volte, ma in particolare sulla tremenda perorazione di Alberich “così io maledico l’amore” e in seguito a sottolineare (con la sua seconda sezione) le indagini sociologiche di Loge, che in realtà scopre che “nessuno mai rinuncia” (alla donna e al suo valore) e ancora a descrivere la discesa a Nibelheim, le rivelazioni di Alberich, gli stati d’animo di dèi e Giganti, etc.

Ma il momento topico (e il grande rompicapo di molti esegeti) arriva nel primo atto di Walküre, con quell’inspiegabile ed apparentemente insensata, perché incoerente, comparsa del tema sulle parole di Siegmund “altissimo bisogno del più sacro amore…” Ma a che starà mai rinunciando qui Siegmund, visto che l’amore l’ha appena incontrato e… consumato (nel grandioso duetto con Sieglinde) e adesso si prepara a conquistare, estraendola dal tronco, anche l’arma invincibile con cui lo potrà difendere da tutto e da tutti?

Poi il tema ricompare nell’emozionante addio di Wotan a Brünnhilde e infine, poco fa, ancora ritorna ad accompagnare l’esclamazione di Siegfried “dovessi pur morire…” Fra pochissimo lo udremo ancora, allorquando il ragazzo interpreterà l’esternazione di Brünnhilde come un invito a rinunciare a lei.

Lo risentiremo anche in Götterdämmerung, in bocca a Brünnhilde al momento di negare a Waltraute la restituzione dell’anello al Reno, dove il tema accompagnerà le parole “l’amore non lo lascio” (caschi il mondo!) Anche qui in modo assai contraddittorio, visto che accompagna precisamente la negazione della rinuncia, la sua piena antitesi…

Adesso, a meno di non voler prendere Wagner per pazzo, o scriteriato, o incoerente, non possiamo – e dobbiamo – far altro che trovare il fil rouge che “tiene insieme” tutte queste diverse (e a prima vista contraddittorie) apparizioni del tema. Quindi: collegare la “rinunzia alla potenza dell’amore” con la “maledizione dell’amore”, poi con “l’estremo bisogno di amore” e ancora con la “rinunzia alla vita, pur di avere l’amore” e infine con il morboso attaccamento all’amore…

Cominciamo con Alberich e poniamoci una domanda fondamentale: cos’è che porta il nano a maledire l’amore? Immediatamente: il desiderio di potenza, la volontà di procurarsi il dominio e il piacere attraverso l’oro(2). Ma invece, remotamente: il naturale, irresistibile e violento bisogno di amore(3), amore che lui maledice solo nel momento in cui esso gli viene negato e gli risulta non conseguibile (quante volte accade che l’odio, per qualcuno o qualcosa, subentri ad un grande amore, o desiderio frustrato?(4)) Al solito, è la musica a chiarirci tutto: le tre note su cui Alberich proclama: “So verfluch…”, così io maledico (l’amore) che costituiscono una sezione del tema della Rinunzia, sono esattamente le stesse (scala di DO minore: MIb-RE-DO) sulle quali Woglinde aveva cantato “Minne Macht…”, la potenza dell’amore. Quindi: anche Alberich è stato soggiogato dalla potenza dell’amore, ma ora lo deve maledire, poichè l’amore – la cui potenza ha costretto anche lui, un elfo anonimo, a sperimentarne l’altissimo bisogno - gli è stato poi negato. Interessante sarà notare che Woglinde parla di rinuncia, mentre Alberich non rinuncia, bensì maledice (cosa assai diversa, si dovrà pur ammettere). Già, perché la decisione di Alberich, invero, non è affatto determinata da una “libera scelta” (fra amore e oro) ma da una tremenda e insopportabile costrizione, impostagli precisamente dalla potenza dell’amore, una volta che questo si è rivelato per lui irraggiungibile! Si vede quindi bene come il tema della rinunzia all’amore (o addirittura della sua maledizione) contenga in se stesso anche il concetto di bisogno di amore, di cui è – nel caso di Alberich - nientemeno che l’effetto…

Il quale altissimo bisogno di amore è invece - per Siegmund - soddisfacibile, ed anzi pienamente soddisfatto, ma tale soddisfacimento gli comporta un gravissimo rischio (avendo lui infranto, peccando di adulterio ed incesto, le leggi codificate e le sacre tradizioni del focolare domestico) e Siegmund sa - fin dagli anni della convivenza col “padre lupo”, nella foresta - di dover difendere la sua conquista a spada tratta (anzi… estratta, dal tronco!) Nello stesso istante in cui lui ha raggiunto la felicità dell’amore e la sicurezza garantitagli dalla spada, è il suo subconscio (o la sapienza cosmica, non fa molta differenza, chè questo è il ruolo che Wagner assegna ai suoi Leit-motive!) a preparare noi (prima ancora di Siegmund) ad una imminente rinunzia (anche questa in realtà conseguenza non di scelta, ma di costrizione, il volere di Wotan, anzi di... Fricka). E quando dovrà forzatamente rinunciare alla vita, Siegmund rinuncerà in piena coscienza anche all’immortalità offertagli da Brünnhilde, pur di non lasciare la sua donna e il suo amore, arrivando al punto da decidersi persino a sopprimerli! Specularmente, rispetto ad Alberich, qui si vede come il nostro tema (che potremmo ri-etichettare della necessità di amore) contenga anche il concetto di (imminente) rinunzia, alla vita, e quindi all’amore medesimo!

Poco fa Siegfried, interpretando perfettamente la sua indole naif ed anche la sua natura di incosciente scapestrato (un bad-boy, direbbero oggi in America…) arriva subito alla drastica conclusione, del tipo: o la va, o la spacca… anche a costo di rinunciare alla vita(5), voglio succhiare l’amore dalle labbra di questa donna, perdio! Anche qui: rinunzia e amore!     

Le vicende di Siegmund e Siegfried sono abbastanza simili, rispetto al rapporto che possiamo definire di amore-morte (quindi, rinuncia all’amore): quando l’amore viene cercato e poi conquistato e vissuto, ciò crea direttamente le condizioni di pregiudizio per la vita, ergo per l’amore(6). La cosa è evidente per Siegmund, che si è cacciato in seri guai per questioni di corna e di incesto(7), ma come ci dobbiamo spiegare il fatto che, al risveglio dopo l’inebriante ultima - e magari anche unica? - notte d’amore, Siegfried e Brünnhilde si separino(8), creando in tal modo i presupposti per la successiva catastrofe, loro propria e dell’intero cosmo?

Ecco: l’amore è un assoluto, e come tale non può essere pienamente conseguito, una volta per tutte, nel mondo materiale; la qual cosa, perciò, reclama sempre “neue Taten”, nuove imprese(9) che diano alimento all’amore medesimo e ne rendano meritevole l’uomo (e non solo agli occhi della donna!) Ma ciò comporta appunto anche la separazione dall’oggetto stesso dell’amore e addirittura il rischio di perdita della vita, e con essa dell’amore! Sarà il caso di ricordare di passaggio che questo “vivere pericolosamente” è anche la filosofia di Wotan (padre e nonno dei nostri Siegmund e Siegfried) che la donna ha potuto avere – evidentemente sotto il potere dell’amore, se per essa, attenzione! ha rinunciato ad un occhio - ma che non può ritenersi, solo per questo, “arrivato” e sente un irresistibile impulso al movimento e al cambiamento (il “Wandel und Wechsel” della seconda scena del Rheingold).

Da ultima, Brünnhilde. Perché mai esprime col motivo della Rinunzia la sua testarda decisione di non rinunciare? Anche qui per lei sta parlando (cantando) il subconscio, o la sapienza cosmica: che sanno benissimo che, trattenendo con sé l’Anello, Brünnhilde ha irrimediabilmente segnato il suo destino: guarda caso, appena allontanatasi Waltraute, lei sarà costretta a rinunciare non solo all’Anello, ma proprio al suo Siegfried, l’Amore!

E così abbiamo (forse?) raggiunto quella impossibile “quadratura del cerchio” che andavamo cercando a proposito del nostro tema tanto controverso. Insomma, detto brutalmente: l’amore comporta la rinuncia all’amore!
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Note:
1. Ci sono interi trattati in proposito!
2. Detto di passaggio, questo “postulato” (per me, totalmente falso, come ho anticipato a suo tempo e come cerco di spiegare in queste righe) è la base fondante di tutto il castello di accuse di protonazismo mosse a Wagner e di tutte le ridicole (anche se pretenziosamente spacciate per “scientifiche”) interpretazioni del Ring in chiave socio-politica, dove il nibelungo Alberich-banchiere-semita è descritto come il “cancro” che corrompe il puro germanico Wotan-lavoratore-ariano e con lui l’intera società e cultura tedesca. Ma riprenderemo questo discorso alla fine di questo scritto. 
3. Basta un’occhiata al testo per rendersi conto della schiettezza e dell’assoluta spontaneità dell’approccio di Alberich alle ninfe. Per loro (finchè non lo buggerano) ha solo parole ed espressioni nobili ed accorate. Abbiamo già notato come più tardi anche Loge, riferendone agli altri dèi, ammetterà che il nano cercava amore e, solo dopo essere stato dileggiato dalle ninfe, per disperazione, si è votato al potere dell’oro.   
4. Ovviamente accade spesso anche l’opposto, come Wagner ci descriverà da par suo nel Tristan.
5. Siegfried riprenderà l’argomento all’inizio del terzo atto del Götterdämmerung, nel dialogo con le Ninfe.
6. Nell’interminabile duetto del secondo atto di Tristan il concetto verrà riproposto in modo sconvolgente. 
7. Gli “scientifici” assertori dell’identità Wagner-razzismo-nazismo dovrebbero spiegare come mai i suoi più autorevoli esponenti (tralasciamo pure i poco “esemplari” ghibicunghi) della razza “ariana-germanica” (da Wotan a Siegmund) si macchino di peccati altrettanto grandi ed inconfessabili di quelli dei pretesi Untermenschen “semiti-nibelunghi”. 
8. Riprenderemo questo discorso commentando la seconda scena del Prologo di Götterdämmerung…
9. Non si può vivere sugli allori, recita un antico adagio. Una celebre – e assai contestata – canzonetta di Adriano Celentano contiene una “versione per il volgo” di questo capitale concetto: ”Chi non lavora, non fa l’amore”. La Parabola dei Talenti ne è la versione biblica. Se invece vogliamo restare “nei piani alti“ dell’arte, ci basterà una facile citazione: Don Quixote.

28 dic 2012

4.3.3.2 Siegfried, Atto III, Scena III – E finalmente… la paura!


“Non è un uomo!”  

In sole tre misure i violini, quasi impazziti, hanno  appena disegnato un arco di semicrome (dal DO sopra il rigo al LA sotto, per poi risalire al SI) tutte irregolari, proprio ad evocare un petto che sussulta e freme sotto un’emozione squassante, al limite della sincope. Anticipando così l’esterrefatto urlo di Siegfried e sottolineando il suo balzare all’indietro, in stato di terrorizzata agitazione, proprio come di fronte ad un fenomeno ignoto ed inaspettato. Ma se lo guardiamo da vicino, il motivo altro non è che una variante – qui deformata dalla… sorpresa - del tema della Gioia d’amore, che avevamo udito per la prima volta dopo che il ragazzo aveva sistemato per sempre Mime e si era rivolto all’Uccellino chiedendogli di trovargli un compagno…    

Questo motivo farà da sfondo alle successive esternazioni dei Siegfried - che ora sente il cuore prender fuoco, l’angoscia oscurargli la vista e le vertigini ottenebrargli la mente - ma per intanto i violini richiamano quello del Vincolo d’amore che, esposto con andamento rubato, mostra tutta la sua rassomiglianza con il primo.

Chi mi aiuta adesso? si domanda smarrito, ed il tema dei Wälsi ne sottolinea il richiamo istintivo alla madre, “Pensa a me!”: un impulso propriamente freudiano!(1) Il motivo della Gioia d’amore scende nei violini dal SOL (terza minore della tonica) fino al MI dell’ottava sottostante, accompagnando Siegfried che nuovamente si china sulla dormiente; poi, modulando a LA, si innalza, percorrendo un’ascesa che richiama l’Eredità del mondo, e raggiunge il MI, armonizzato come dominante.

Come sveglio la giovane - si chiede sospirando, dopo un lungo silenzio - così che mi apra i suoi occhi? È ancora la Gioia d’amore a sostenere questo interrogativo, pieno di dubbi sulla propria capacità di sostenere la prova (“Lo sguardo suo m'abbaglierebbe ancora? La mia baldanza l'oserebbe? Sopporterei quella luce?”) E infatti una variante mossa e distorta del tema dei Wälsi torna allorchè Siegfried ammette la sua impreparazione ad affrontare questo frangente e il timore di non essere abbastanza coraggioso per farlo.

Un’altra variante, del motivo del Sonno di Brünnhilde, anticipa ora la domanda capitale: è per caso questa la paura? Qui fa capolino negli archi un inciso che ne ricorda da vicino un altro che compare nel primo atto del Tristan(2) nel momento in cui Isolde indica a Brangäne il filtro (di morte!) che l’ancella dovrà versare nella coppa per il brindisi con Tristan(3). 

“Mamma, mamma” - invoca ancora il ragazzo impotente, mentre il tema dei Wälsi si mescola a quello della Gioia d’amore – guarda qui il tuo figliolo coraggioso! (che figura barbina ci sta facendo, dovremmo aggiungere.) ”Una donna giace addormentata” e il tema del Sonno, nel celestiale MI maggiore, scende nei violini, prima che Siegfried ammetta di avere – proprio ora – imparato da lei la paura.

Dopo un inciso sul tema di Freia, il ragazzo si domanda: ma come vincerla? Come riprendere coraggio? Per svegliarmi devo assolutamente svegliare lei! Qui oboi e clarinetti, accompagnati dalla tromba, impugnano persino il tema ampliato della Spada, come a far coraggio al ragazzo, poi quello della Gioia di vivere, ancora variato, accompagna Siegfried che si riaccosta a Brünnhilde sempre più estasiato: “Dolce mi freme la sua bocca fiorente”, canta salendo cromaticamente dal SI al FA maggiore. Il clarinetto solo riprende quel FA per scendere al MI che corno, fagotti e archi vestono di un’armonizzazione da struggimento, precisamente come nel Tristan avevano armonizzato il RE sul quale l’eroe morente aveva cantato il nome di Isolde, poco prima dell’arrivo dell’amata a Kareol (“Ach, Isolde, Isolde! Wie schön bist du!”)

Ancora il clarinetto riprende da quel MI per intonare il Vincolo d’amore, con Siegfried che esclama (sempre riferito alla bocca della giovane): “Come mite tremando mi attira tremante!” Ancora la Gioia d’amore, adesso con moto più languido, prepara le parole di Siegfried “Ah! Di quel respiro il caldo, dilettoso profumo!”, sulle quali i violini salgono cromaticamente dalla tonica FA al SI maggiore, sul cui accordo in fortissimo Siegfried implora (dominante-tonica) “Erwache!”, svegliati, subito reiterato un semitono sopra (SOL-DO) prima di risalire al MIb sulle parole “Heiliges Weib!”, o donna sacra, cui segue come sigillo il tema dell’Enigma del destino, nei corni.

Ma Brünnhilde non sente, e allora Siegfried si decide: devo svegliare la giovane, mi costasse ciò anche la vita! E la seconda sezione del motivo della Rinunzia – quella che, nel Rheingold, aveva accompagnato le parole di Loge “Weibes Wonne und Werth” (il piacere e il valore della donna) - sottolinea quest’ultima esternazione. Il che ci fa capire che è arrivato il momento di fermarci un attimo a ragionare su questo tema, di portata davvero capitale nel Ring.
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Note:
1. Però il Dottor Freud ai tempi era ancora un ragazzino…
2. Per forza di cose la Handlung doveva lasciar tracce in tutto ciò che Wagner compose di seguito, a cominciare dalla revisione del Tannhäuser.
3. Il riferimento potrebbe non essere per nulla casuale: anche qui la dicotomia amore-morte la fa da padrona, come si vedrà tra poco.

11 nov 2012

4.3.3.1 Siegfried, Atto III, Scena III – Beata solitudine!


Intanto l'orchestra continua da sola per altre 33 misure (e mezza…) per evocare mirabilmente il nuovo, silenzioso e terso panorama che si è aperto agli occhi di Siegfried e al nostro occhio… uditivo. È il clarinetto basso ad esalare ancora il motivo del Sonno, una prima volta, poi una seconda, intercalati dall'arpa (una sola, qui!) con arpeggi sulla dominante di RE, mentre l'Enigma del destino nei tromboni sembra ora dipingere proprio la curiosità che si agita in Siegfried.

Un'ulteriore reiterazione del Sonno, nei contrabbassi, fa da trampolino di lancio per i violini primi, che da un insistito SOL grave si incamminano in un lungo recitativo, che sale percorrendo il tema di Freia (come dire: l'Amore!) per ben tre ottave, per poi ulteriormente salire, dapprima al SI e poi al DO e quindi ancora – sul tema dell'Enigma nei tromboni - al DO# sovracuto. Dal quale iniziano la dolcissima discesa, ora modulando a MI maggiore, sul motivo del Sonno. Arrivati al LA sotto il rigo, ecco una nuova risalita su Freia per due ottave esatte, dove udiamo le prime parole pronunciate da uno stupefatto Siegfried.

"Selige Öde auf sonniger Höh'! Beata solitudine su un'altura assolata! Siegfried lo canta sul tema dell'Enigma, poiché ancora si sta domandando dove mai sia capitato, ma al suo SI naturale tutti gli strumentini sovrappongono un RE#, sesta di FA# maggiore, che scende alla dominante DO#, rispondendo esplicitamente alla domanda di Siegfried con il tema del 
Canto delle Figlie del Reno, che abbiamo visto qui rappresentare Brünnhilde!

E se ancora vi fosse bisogno – per noi – di conferme, ecco una modulazione plagale a SI maggiore, con un ultimo intervento dell'inciso dell'Uccellino, dove il clarinetto e poi l'oboe ci fanno risentire (con quanta emozione!) il tema del Vincolo d'amore, sì proprio quello che per la prima volta era comparso nel Rheingold, sulle parole di Fricka "herrliche Wohnung, wonniger Hausrat": ecco, qui siamo a casa di Brünnhilde, sembra volerci sussurrare, prima di trascolorare ancora nella variante del tema di Freia, che accompagna Siegfried ad esplorare poco a poco quella dimora. 

Siamo ora passati a MI minore e il tema della Cavalcata, sommesso nei corni, ci preannuncia ciò che Siegfried sta scoprendo: un destriero addormentato sotto un abete. Ma subito, poco più in là, un'altra figura attira irresistibilmente l'attenzione del ragazzo!

Corno, violini primi e violoncelli anticipano a noi – Siegfried lo scoprirà più tardi – di chi si tratta: perché cantano, in modo davvero sbudellante, l'Addio di Wotan! Il tema viene mirabilmente sviluppato, facendo da sfondo alle domande che Siegfried si pone (chi giace laggiu? un uomo in armi!) e ai suoi primi gesti: togliere lo scudo che ricopre quel corpo, e poi l'elmo che nasconde viso e capigliatura. 

Il tema dell'Addio è ancora trasmutato (attraverso due dolci gruppetti) in quello del Vincolo d'amore, proprio mentre Siegfried rimuove l'elmo e scopre il lunghi riccioli biondi di quello che continua a prendere per un uomo armato di tutto punto. Il tema di Freia si sovrappone a quello del Vincolo, mentre Siegfried contempla ammirato lo scenario paradisiaco che lo circonda, prima di chinarsi sul corpo del dormiente, accompagnato dal LA tenuto (sottodominante della tonica MI) di fiati e violini, a creare una sospensione, un'attesa carica di curiosità e di mistero.

Gli sciolgo la corazza? si domanda ansioso. E per far prima, afferra la sua Nothung per recidere di netto i lacci che la stringono attorno a quel seno che si gonfia con la regolarità del respiro, che assume il ritmo della… Cavalcata, nelle due trombe, in LA minore. Vieni, mia fedele spada, e taglia quel ferro! In FA maggiore subito il corno chiama a rapporto la Nothung, poi due corni fanno eco al suo tema, quindi ancora i clarinetti, che sfumano dolcemente sulla sezione finale del tema della Rinunzia (quella su cui Loge aveva cantato del "valore della donna") mentre Siegfried rimuove con cautela la corazza da quel corpo, per fare la scoperta più spaventevole della sua vita.

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Helle Flammen scheinen in dem Saal der Götter aufzuschlagen. Als die Götter von den Flammen gänzlich verhüllt sind, fällt der Vorhang.
(Chiare fiamme sembrano prorompere nella sala degli dèi. Come gli dèi sono dalle fiamme totalmente avvolti, cade il sipario.)
(Götterdämmerung – L’ultima immagine del Ring)
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fram sé ec lengra um ragna röc (da lontano scorgo il destino degli dèi)
(Edda Poetica – Völuspá - Profezia della Veggente)
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orð mér af orði orðs leitaði (parola da parola mi condusse a parole)
(Edda Poetica – Hávamál – Píslir og rúnir, Discorso Runico di Odin)
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Il principio degli esseri è l'infinito… in ciò da cui gli esseri traggono la loro origine, ivi si compie altresì la loro dissoluzione, secondo necessità: infatti reciprocamente scontano la pena e pagano la colpa commessa, secondo l'ordine del tempo... (Anassimandro, 600 A.C.)
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L'"intento" degli dèi sarebbe compiuto quand'essi giungessero ad annullarsi nella creazione dell'uomo, quando cioè essi si spogliassero d'ogni influsso immediato sopra la libertà della coscienza umana. (RW: Abbozzo in prosa del 1848)
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La tetralogia L'Anello del Nibelungo può considerarsi un'epopea cosmogonica la cui prima e la cui ultima parola è l'elemento assoluto manifesto e pensabile come «acqua» ed esprimibile come «musica» cioè suono del beato silenzio: è l'enorme pedale in MI bemolle, di cui la tonica isolata è sostenuta per molte battute, al principio della prima Giornata del dramma, L'Oro del Reno, ed è la frase finale di due battute sull'accordo di terza di RE bemolle, al termine dell'ultima Giornata, Il Crepuscolo degli dei. (Augusto Hermet 1889-1954 - “La Parola Originaria”)
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…musica che è già in sé drammaturgia assoluta e autosufficiente, e chi ha un barlume di intelligenza sa che la musica è prima del mondo, e che è il mondo a modellarsi sulla musica… (Quirino Principe)

Perchè Wagner va studiato

Rossini, Donizetti, Bellini, Verdi (in buona misura) si possono godere senza particolari prerequisiti (studi di musica o musicologia): un buon “orecchio” e un minimo di predisposizione sono più che sufficienti per apprezzare le loro opere e godere delle infinite “perle musicali” che contengono. Poi, lo studio servirà certamente ad approfondire i particolari delle composizioni, i retroscena, i nessi causa-effetto, e in fin dei conti ad apprezzare ancor più e meglio quelle opere.

Con Wagner la cosa non funziona proprio, così come difficilmente funziona – nel campo della musica strumentale – con Mozart o Beethoven o Bruckner, per fare solo qualche nome. È francamente difficile poter comprendere ed apprezzare fino in fondo una sinfonia di Beethoven, se non si ha un minimo di conoscenza delle forme musicali, del linguaggio sinfonico e, soprattutto, del “programma interno” che sta alla base della composizione. Senza di questi, si potrà magari godere una frase musicale particolarmente accattivante (come accade, per dire, ascoltando un balletto di Ciajkovski o un walzer di Strauss) ma difficilmente si potrà raggiungere quella particolare condizione di piena e completa “conoscenza-coscienza” di quell’opera d’arte.

Le opere di Wagner (parlo qui delle sette ultime, Ring, Tristan, Meistersinger e Parsifal, ma in qualche misura ciò vale anche per Lohengrin) sono un insieme inscindibile di poema, musica e didascalie di scena, insomma: tutto ciò che troviamo scritto sulla partitura. E quindi: limitarsi ad ascoltare la musica, senza comprendere le parole che vengono cantate (o declamate) fa correre il rischio di non capir nulla (come minimo) e di annoiarsi, quando non addirittura di cadere in uno stato di esasperazione e maledire Wagner per il resto dei propri giorni, rifiutando ogni e qualunque successivo contatto. Sì, perché Wagner non scrive “musica che si serve di parole (più o meno pertinenti) per manifestarsi”; ma si esprime in parole-musica, un insieme del tutto inscindibile. Allo stesso modo, per un regista o scenografo, ignorare – o, peggio ancora, contraddire – le didascalie poste da Wagner in partitura, significa ignorare o addirittura stravolgere le intenzioni dell’autore, e distorcerne totalmente il pensiero e il messaggio artistico.

Il Ring (“L’Anello del Nibelungo”, detto volgarmente “Tetralogia”, essendo costituito da quattro opere) è certamente l’esempio più completo e palpabile della wagneriana “Gesamt-Kunst-Werk” (Opera d’Arte Totale).

daland

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